Ex Ospedale Sant’Anna

Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione sulla totale mancanza di prospettiva per l’immenso spazio (edifici e parco) dell’ex ospedale Sant’Anna. Doveva diventare un’area vissuta e con più funzioni, ma lo scaricabarile è iniziato da tempo? Mancano le risorse, il mercato immobiliare è cambiato, tempi lunghi e via di seguito.
Risultato: tranne il monoblocco, dove sono attivi servizi sanitari dell’azienda ospedaliera, tutto il resto, autosilo incluso, è deserto. Fortuna che non siamo in una metropoli dove avvengono le occupazioni, viene da dire. Ma in futuro cosa accadrà?
Lo spettro Ticosa s’aggira sempre tra le nebbie della città e non basta incrociare le dita per allontanarlo. Nei giorni scorsi il “Corriere di Como” ha dato conto della presentazione pubblica di una tesi di laurea sulla riqualificazione dell’ex ospedale, discussa nel luglio scorso al Politecnico di Milano da due architetti comaschi.
Un ulteriore segnale che la progettualità è feconda e, sia chiaro, questo tassello è fondamentale. Ma non è sufficiente a cambiare il destino dell’ex Sant’Anna. In quel lavoro di taglio accademico si propone una riqualificazione dell’area tendente a integrarla nella città entro una nuova visione che comprende gli spazi verdi, gli interscambi delle vie di comunicazione e anche il rilancio dell’autosilo (una struttura mastodontica, che assomiglia sempre di più a un residuato bellico!).
Nella tesi di laurea si individua, cioè, un errore di progettazione, che sarebbe quello di considerare l’area ex Sant’Anna come un’isola scollegata dalla città. L’idea è buona, ma un rendering alletta solo gli occhi e una pur lodevole tesi di laurea sta ancora al di qua del piano decisionale, che è fondamentale ai fini di una veloce attuazione di un progetto.
Urge che tutti si attivino, altrimenti continueremo ad avere a che fare solo con dei sogni. Occorre compiere, uno dopo l’altro, i passi che portano a una soluzione concreta, superando quella atavica inconcludenza che purtroppo attanaglia la nostra città in una morsa di immobilismo, decisionale prima ancora che operativo.
Se questo nuovo progetto merita attenzione, lo si stabilisca in tempi ragionevoli e tutte le parti – politiche ed economiche – che hanno una voce in capitolo si lascino coinvolgere in un’azione coordinata, parlandosi non a colpi di email ma in un confronto aperto. Se, invece, un progetto c’è già, lo si faccia partire.
A Como sembra si abbia paura delle novità. Non appena all’orizzonte si staglia qualche proposta, ci troviamo in meno che non si dica in un clima da derby calcistico con gli estremismi tipici del tifo sportivo, e tutto rischia di arenarsi prima ancora di muovere i primi passi.
La lettrice agita anche lo spettro delle occupazioni: speriamo di no, anche se è altrettanto immorale lasciare che le strutture pubbliche (cioè di tutti) si degradino, vuote e inutilizzate…

Renata Staita

Nella foto:
Una lettrice rilancia il tema dell’ex ospedale Sant’Anna e del suo futuro (nella foto, il padiglione G.B. Grassi)

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