Pedonalizzazione del lungolago

Non entro in dettagli tecnici, anche perché non sono in grado di farlo, ma osservo che l’eventuale pedonalizzazione del lungolago, possibile solo dopo lo studio commissionato dal Comune di Como e qualora l’esito fosse incoraggiante, rischia di diventare un boomerang in una città come la nostra, stretta tra lago e monti. Tutte le auto dovrebbero incolonnarsi da Sant’Agostino verso via Dante, unica direzione percorribile. Risultato: da un bene verrebbe un male, non solo per la lentezza del traffico, ma anche per l’inquinamento atmosferico che ne deriverebbe.
Bisogna fare attenzione ad alterare equilibri tanto delicati. Il disastro, leggasi camera a gas, è in agguato. Cambiamenti sì, ma con ragionevolezza.
La lettrice mi trova completamente d’accordo. Anch’io non voglio entrare in dettagli tecnici – che pure saranno importanti e decisivi nell’ottica delle future soluzioni viabilistiche – ma preferisco restare sul terreno dei principi ispiratori. Mi pare che la politica di oggi passi disinvoltamente dal versante affaristico della diffusa illegalità al versante fantascientifico dell’evanescenza dei sogni, senza riuscire a trovare la sua virtù, che – come dicevano giustamente i medievali – sta nel mezzo.
Si va nella giusta direzione, riconoscendo che l’unico ancoraggio certo del politico è la realtà. Attenti, perché questo non significa affatto che la politica lavora per la conservazione dello status quo, nell’apparente tranquillità dell’immobilismo. Anzi, la politica è chiamata per vocazione a cambiare la realtà e, per farlo, può legittimamente partire anche da un sogno, ma il sogno deve per forza entrare nella realtà (e non la realtà nel sogno!), altrimenti la politica si condanna alla sterilità delle parole e delle facili promesse e manca la sua missione sociale fondamentale.
Quindi, nessuno impedisce a me, amministratore pubblico, di sognare un lungolago senza macchine, disinquinato per la gioia di comaschi e turisti, ma se, per realizzare il mio sogno, trasferisco e incremento l’inquinamento in un’altra parte della città, il mio sogno ha solo fatto un cattivo servizio alla realtà e io ho usato male il potere politico che mi è stato dato dai cittadini.
Il mio sogno devo saperlo calare dentro la realtà e, magari, dopo aver studiato il problema ed essermi accorto che quel sogno è realmente impossibile, sono io che debbo rinunciare al mio sogno.
Accade come a chi scala le montagne ed è posto di fronte a situazioni di grave rischio: il principio di realtà sta nella rinuncia a un sogno, magari lungamente preparato. Salva la propria vita solo chi è attaccato al reale e sa trattenersi dal trasformare il sogno in una sfida impossibile e letale.
C’è poi un altro problema che merita di essere tenuto in considerazione. La lettrice parla di bene e di male. Ma per chi? Su un tema come quello della viabilità, si tratta di punti di vista, necessariamente relativi.
Ad esempio, per l’autista occasionale che sfreccia sul lungolago è un “bene” poterlo fare in un tempo relativamente breve rispetto a un percorso più lungo e trafficato; ma è un “male” per il cittadino che abita e? respira stabilmente lungo quella direttrice.
Non solo: per la stessa persona, il lungolago pedonalizzato è un vantaggio – un “bene” – quando cammina sul lungolago, si trasforma in una limitazione – un “male” – quando deve muoversi con la macchina! E gli esempi si potrebbero moltiplicare.
Dove sta il problema? Sta nel fatto che la politica cinquant’anni fa si confrontava ancora con gli individui; oggi, invece, si scontra con gli individualismi. La tanto conclamata deriva, dunque, non è solo nella politica ma anche nella società. Trattare con gli individui è operazione difficile ma salutare per tutti. Gli individualismi, invece, non accettano confronti: sono per definizione reazionari!
Si dirà giustamente: il politico a un certo punto è tenuto a decidere, consapevole che non ogni scelta può mettere d’accordo tutti, e che la verità – altra parola uscita dal gergo della politica – non sta necessariamente nel consenso. Ragione in più perché i cambiamenti – anche quelli viabilistici – si facciano con grande ponderatezza, seminando i sogni nella realtà della città, che, come dice la nostra lettrice, è “stretta tra lago e monti”: la sua bellezza è anche il suo limite.

Adele Raggi

Nella foto:
A sinistra, pattinatori sul lungolago di Como in occasione di una domenica ecologica

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