Mangiano funghi velenosi, finiscono all’ospedale

Quattro persone – Uno di loro è grave
Convinti di aver fatto incetta di gustose “mazze di tamburo”, 4 comaschi appassionati di funghi sono finiti in ospedale per una grave intossicazione alimentare. Gli esemplari che avevano raccolto e poi mangiato erano infatti della specie “Amanita pantherina”, velenosa e non commestibile. Uno dei 4, ricoverato all’ospedale Valduce, è in condizioni gravi.
I funghi velenosi erano stati raccolti direttamente dalle persone che li hanno poi mangiati. L’episodio risale a venerdì scorso
.
Due coniugi residenti in via Colonna, a Como, insieme con due amiche, si sono dati appuntamento per un pranzo a base di funghi. Alcune ore dopo il pasto, i commensali hanno accusato i sintomi di un’intossicazione alimentare.
I problemi gastrointestinali si sono rapidamente aggravati e i quattro hanno deciso di chiedere aiuto, rivolgendosi ai pronto soccorso di Valduce e Sant’Anna.
I medici hanno subito collegato i sintomi all’assunzione di funghi ed è scattata immediatamente la richiesta di intervento del micologo dell’Asl.
Accertata l’intossicazione, è stato complicato per l’esperto risalire al tipo di vegetale ingerito dai quattro perché non avevano conservato neppure una parte dei funghi raccolti e poi cucinati. Gli esami hanno permesso di accertare che si trattava quasi certamente di esemplari di “Amanita pantherina”, che gli appassionati avevano confuso con le commestibili “mazze di tamburo”.
Il più anziano tra i quattro intossicati, 83 anni, residente appunto in via Colonna, è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Valduce. Sono state invece curate, e poi dimesse, la moglie 76enne e le amiche che erano con loro, comasche di 79 e 51 anni.
Gli specialisti dell’Asl ribadiscono l’invito a tutti gli appassionati di funghi, anche se esperti, a chiedere un controllo dei vegetali raccolti. L’Azienda sanitaria ha attivato in tutti i distretti un servizio gratuito per chiunque volesse avere garanzie sulla commestibilità dei funghi raccolti.
«È sempre bene poi conservare almeno una parte dei prodotti raccolti – dicono ancora da via Pessina – in modo che, in caso di necessità, ci sia materiale sul quale fare le analisi».

Anna Campaniello

Nella foto:
L’Asl chiede di verificare sempre i funghi raccolti liberamente

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