La crisi della cravatta. Mantero: «Così perde solo l’eleganza»

Cravatta cravatte

Lo scorso anno, qualcuno rimproverò al parlamentare del Pd, Roberto Giacchetti di aver presieduto la prima seduta della Camera senza indossare la cravatta. Ma lo poteva fare.
Il codice di abbigliamento, meglio noto come dresscode, del Parlamento italiano, prevede giacca alla Camera, giacca e cravatta al Senato. Vale solo per gli uomini. Le donne, dal loro ingresso a Montecitorio e Palazzo Madama nel 1948 non hanno vincoli. Sono i senatori della Repubblica, quindi, l’ultimo baluardo della cravatta.
Da tempo anche nei Casinò italiani si può entrare senza giacca e cravatta, lo stesso vale per i teatri. Nel resto del mondo occidentale le cose non vanno diversamente.
La più importante e prestigiosa banca d’affari del mondo, Goldman Sachs, la scorsa primavera ha salutato la rigorosa “divisa dei signori del denaro”.
Ovvero abito scuro, camicia chiara, cravatta e scarpe nere.
Possiamo così dire che quella del più noto accessorio da collo maschile sia una stagione finita?
«Fintanto che l’eleganza sarà costretta a lasciare il posto al cattivo gusto, l’uso della cravatta ne soffrirà di conseguenza». Sono parole di Moritz Mantero, noto imprenditore tessile comasco, a capo dell’omino gruppo serico e che negli ultimi anni ha prestato il suo estro e la sua creatività per realizzare Orticolario.
La cravatta, insomma, un certo tipo di cravatta, rimane e rimarrà ancora un’icona di stile e di eleganza.
Ne è convinto anche un altro noto imprenditore comasco, Fabio Ferretti.
«Una volta si producevano 500 milioni di cravatte, tutti gli stilisti avevano una loro linea -spiega Ferretti – Oggi i tempi sono profondamente cambiati, ma la cravatta resiste ancora».
Non grandi numeri, ma grande qualità.
«Ho letto un’intervista di Maurizio Marinella – dice Ferretti – le sue cravatte non conoscono crisi. Ma si tratta di riscoprire il gusto dell’artigianalità e della sartorialità del prodotto. Cravatte fatte con tessuti italiani, anzi, comaschi. Questa nicchia di mercato non può calare. Si tratta di un discorso che vale anche per i vestiti. Oggi c’è un ritorno all’abito da sarto. Simili giacche si sposano solo con cravatte sette pieghe o con il cappuccio (la fodera ndr)».
«Anche nei mercati tedeschi e americani questo tipo di Made in Naples, sartoriale, con tessuti Made in Como ha mantenuto i suoi numeri – dice ancora Ferretti – Per le grandi firme invece risulta più difficile».

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