Cronaca

Mantovani: «A Como troppe visite specialistiche»

altLa Sanità sotto la lente
L’assessore contro gli sprechi. «Assurde 800mila prestazioni per 80mila residenti»
«La natura della Sanità lombarda sta cambiando». È il messaggio forte e chiaro emerso dal convegno “La nuova sanità in Lombardia e i servizi sanitari nel Cantone Ticino” organizzato ieri mattina nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como.
Per accorgersene, secondo l’assessore regionale alla Salute Mario Mantovani, basta osservare la realtà che ci circonda.
«Pensate alla provincia di Como – esordisce – 560mila abitanti e un forte aumento degli anziani che oggi corrispondono

al 21% della popolazione totale. Questo significa che l’offerta del sistema sanitario deve cambiare, dobbiamo essere in grado di dare nuove risposte ai diversi bisogni dei cittadini».
L’aumento delle persone di età superiore ai 65 anni implica anche l’incremento di patologie croniche, punto focale della nuova riforma sulla Sanità. «Sono 167mila i cittadini comaschi che soffrono di malattie croniche – spiega Mantovani – in percentuale corrispondono al 30% della popolazione totale. È qui che la riforma sanitaria intende intervenire al più presto: questo 30% consuma il 70% dei fondi della provincia».
Una cifra non da poco se si pensa che, a detta dell’assessore regionale, solo nella nostra provincia, in un anno, sono stati investiti 13 milioni di euro. «I macchinari, la messa a norma delle strutture, l’innovazione, tutto questo ha un costo che va sostenuto – dice l’assessore – ma gli sprechi andrebbero tagliati. Per esempio, secondo alcuni dati del 2013, nella città di Como sono state effettuate 800mila visite specialistiche, assurdo, dato che gli abitanti sono poco più di 80mila».
In poche parole un record di cui non andare orgogliosi.
«Bisogna trovare un nuovo modo integrato di operare – continua Mario Mantovani – ci sono dei principi irrinunciabili come l’universalità dei servizi sanitari, i costi standard e la qualità delle prestazioni che devono essere le migliori in assoluto».
«Una migliore integrazione tra pubblico e privato porterebbe a una diminuzione dei costi e a una razionalizzazione dei servizi a disposizione dei pazienti». La chiave di Volta della futura riforma sanitaria sembra essere proprio l’integrazione dei servizi. «È necessaria una forte integrazione tra i servizi e il paziente – sottolinea Walter Bergamaschi, direttore generale Salute della Regione Lombardia – bisogna lavorare in modo coordinato ai diversi livelli di assistenza senza dimenticare che le patologia croniche, le nuove grandi protagoniste, necessitano di una nuova cultura assistenziale».
Ecco che, nel cercare di intrecciare una relazione più fitta tra il sistema sanitario e i cittadini, la programmazione territoriale entra in gioco.
«È fondamentale per creare una rete di offerta che risponda a tutti i bisogni particolari senza discriminazione di patologie – spiega Bergamaschi – Le Asl devono avere più autonomia e potere decisionale anche sul budget economico. Bisogna attivare un’efficiente governante territoriale per mantenere l’equilibrio tra risorse e bisogni».
«Si deve orientare il servizio socio-sanitario alla appropriatezza – aggiunge Giovanni Daverio, direttore generale Famiglia, Solidarietà sociale e volontariato della Regione Lombardia – semplificare le procedure amministrative e unificare quelle delle diverse Asl. È fondamentale ripensare a una logica integrata per riorganizzare l’intero sistema». Un obiettivo che non sembrerebbe essere lontano. «La Regione ha messo a disposizione 220 milioni di euro per i piani d’investimento su aziende e sperimentazione di nuove forme di assistenza – dice ancora Bergamaschi – e non solo, dobbiamo puntare sui professionisti, sulle risorse umane e capire insieme a loro quali siano le riforme davvero necessarie». Insomma, tanti gli obiettivi da raggiungere.
«Non chiuderò nessun ospedale in Lombardia – conclude Mario Mantovani – ma alcuni dovranno rivedere il proprio ruolo e accettare alcune modifiche: non si può pretendere una visita altamente specializzata in un ospedale di campagna».

Enrica Corselli

Nella foto:
Un momento del convegno “La nuova sanità in Lombardia e i servizi sanitari nel Cantone Ticino” ( fotoservizio Mv)
9 maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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