Marco, 40 anni, professore precario. «La stabilità per me è un’utopia»

L’emigrato dalla Sicilia
Otto anni fa partì dalla Sicilia e arrivò a Como, per raggiungere la sua ragazza. Dal 2004 a oggi sono cambiate tante cose: quella ragazza, ad esempio, è diventata sua moglie. Una moglie che fra tre mesi diventerà mamma, regalandogli la gioia del primo figlio. Qualcosa invece non è cambiato. Precario era, quando sbarcò sul Lario, e precario è ancora oggi, a 40 anni. È la storia di Marco Gallo, 40 anni, docente di Tecnologia (una volta si diceva “Educazione tecnica”). I primi contratti
da un mese, due. Poi le supplenze lunghe, per sostituire colleghe in maternità. Il posto fisso, per lui, non è mai arrivato. «Un’utopia», lo definisce oggi. Per lavorare, lavora: contratto fino a giugno, disoccupazione fino a settembre. Nella speranza che, a settembre, venga richiamato in servizio. «Sono siciliano, e nella mia terra non c’erano molte opportunità. Così, otto anni fa, presentai domanda di lavoro e venni assunto qui, a Como, dove viveva la mia ragazza. Docente di Educazione tecnica. Precario, ovviamente». I primi tempi sono duri, Marco viene chiamato a scuola quando c’è da sostituire un collega malato o una collega incinta. «Per i primi due anni ho fatto solamente supplenze brevi, pochi mesi. Non erano contratti annuali, ma lavori a chiamata, a termine. Tutto dipendeva dalla durata della malattia o della maternità di chi dovevo sostituire. Dal terzo anno in poi – continua il professore – ho finalmente trovato lavoro fino al termine delle lezioni». Che, per i docenti precari, significa un impegno da nove mesi, non da un anno: a fine giugno scade il contratto e loro sono disoccupati.
Devono poi sperare che, a settembre, il mondo della scuola abbia ancora bisogno di loro. «Da luglio ad agosto, i professori come me sono formalmente disoccupati. Facciamo domanda di disoccupazione, sperando poi che la scuola a settembre ci richiami. Ma non è affatto scontato».
Marco ha seguito le polemiche sul posto fisso, le parole di Monti («Il posto fisso è monotono») e del ministro Cancellieri («Italiani fermi al posto fisso vicino a mamma e papà»). E dice: «Sarà monotono per loro, che sanno che cosa si prova ad avere un posto di lavoro sicuro. Io, a 40 anni, non l’ho mai avuto. Non so come ci si senta, per me è un’utopia».

Andrea Bambace

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