Marco Galli: «Attendo un confronto con Bella e il sindaco»

Marco Galli

«Non ho mai chiesto le dimissioni di Vincenzo Bella, né mai lo farei. È una persona che stimo moltissimo e con la quale ho sempre lavorato bene». Marco Galli, assessore allo Sport di Como, ha scosso lunedì il torpore che negli ultimi tempi aveva preso il sopravvento in consiglio comunale. In una preliminare, ha spiegato perché, a suo avviso, la piscina di Muggiò dopo 8 mesi è ancora vuota e chiusa. E ha scatenato un putiferio. Soprattutto quando ha addossato agli uffici tecnici (e indirettamente, a chi li “dirige”, ovvero il collega di giunta Bella) tutte le responsabilità di un cantiere ormai diventato farsesco.
«A fronte di tante richieste provenienti dai consiglieri ho voluto precisare come stanno le cose. Non credo che sia mancata la volontà di collaborazione, a un certo punto ero anche sicuro che fossimo riusciti a trovare la quadra. Ma poi tutto si è di nuovo fermato. E a quel punto ho inteso raccontare i fatti per quelli che sono stati».
Si è reso conto di aver gettato una granata in salotto?
«Non era mia intenzione innescare polemiche. Io sono sempre stato convinto che governare significa avere un confronto serrato in giunta e in consiglio. A volte il mio modo di fare viene male interpretato, ma ho sempre creduto che il dialogo debba avere come presupposto la verità».
Le sue parole, però, sono state interpretate come un attacco diretto a Bella.
«Me ne dispiace perché non è certo l’assessore Bella il problema. Noi lavoriamo con gli uffici, il successo o l’insuccesso del nostro agire dipendono molto dal sostegno dei tecnici».
Non è anche questo un modo di scaricare le proprie responsabilità?
«No, non credo. In consiglio, a chi mi chiedeva il motivo per cui la piscina è ancora ferma dopo 8 mesi – e questo è un dato oggettivo – ho voluto rispondere spiegando che le mie competenze, a un certo punto, finiscono. Non per fare il tignoso, ma non è possibile addossare all’assessorato allo Sport la colpa di un processo che, a tutt’oggi, non ha avuto un esito».
Ma lei ha capito perché la riparazione di un guasto che sembrava poca cosa si è trasformata in un’odissea senza fine?
«Mi rendo conto che vista da fuori la situazione appare paradossale. Io credo che non ci sia mai stata la volontà di risolvere fino in fondo il problema. Con l’assessore Bella ci siamo confrontati quotidianamente, ma anche quando tutto sembrava andare a posto giungevano dagli uffici nuove richieste e obiezioni. Finché l’emergenza Covid-19 ha fermato tutto».
Detto così, l’atto di accusa si fa addirittura più pesante.
«Vorrei che tutti provassero a turno a sedersi di fianco a un assessore per venti giorni per capire quanto sia complicato lavorare in un ente pubblico. La volontà non ha niente a che vedere con la possibilità dell’agire. Volere non è potere, lo scontro con la burocrazia è sempre forte. Perdipiù, l’ufficio tecnico è in sofferenza perché manca personale. Hanno tantissime partite ordinarie e quando si aggiunge lo straordinario tutto si complica, e diventa quasi impossibile. Anche per questo ho chiesto che alcuni progetti fossero affidati all’esterno».
Come sono adesso i suoi rapporti con Bella?
«C’è un po’ di nervosismo, non lo nego, ma lo rispetto molto e non ho niente di personale con lui. Non volevo calcare la mano su un singolo protagonista della vicenda. Mi dispiace se le cose che ho detto sono sembrate dure, ma non ritratto nulla. Le difficoltà con gli uffici, la parte burocratica, le richieste della Federazione, i tanti passaggi che sembravano superati: è stato un calvario».
Ma alla fine i comaschi potranno farsele, quattro bracciate, dentro questa piscina?
«Spero di sì. Stiamo lavorando con Csu, che si occupa di altri impianti simili; si cerca una soluzione di emergenza».
Pensa di doversi chiarire con Bella?
«Attendo un momento di confronto sia con Bella sia con il sindaco. Vorrei poter spiegare meglio ciò che volevo dire, senza però rinnegare nulla. Credo che un chiarimento arriverà. Il sindaco è un uomo in gamba e capace, penso che abbia ben compreso la mia buona fede».
Da giorni si parla di rimpasto di giunta, in vista del rientro di Forza Italia nell’esecutivo. Lei si sente in bilico, anche alla luce di quanto è accaduto in questi ultimi giorni?
«Se devo essere sincero, non escludo niente, non so se ci saranno conseguenze per le cose che ho detto. La squadra la sceglie il sindaco. Tuttavia, se venissi attaccato o messo in discussione, ci rimarrei male perché ho soltanto detto la verità. E perché credo di aver sempre lavorato bene».
Ma come si può lavorare bene in un clima di tensione?
«Un po’ di sana conflittualità tra assessori non mi sembra un problema. E le assicuro che il clima in giunta è comunque tranquillo e collaborativo».
Un’ultima domanda: a che punto è la pratica del Como sui lavori allo stadio?
«So che la società ha inviato mercoledì la documentazione che adesso è al vaglio dell’ufficio tecnico per l’analisi del progetto. Penso che una volta visionata la pratica ci sarà un incontro».

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