Maresciallo eroe, salvò centinaia di perseguitati: medaglia a Paolo Boetti

Aiutò centinaia di perseguitati dal nazi-fascismo a scappare dall’Italia, passando dai monti sopra Carate Urio e Moltrasio per raggiungere la salvezza in Svizzera, lontano dai rastrellamenti tedeschi. Una attività incessante che salvò la vita a centinaia di ebrei e di ex prigionieri di guerra fuggiti dai campi di concentramento. Per tutto questo, nel corso della giornata della Memoria, il prefetto di Como Bruno Corda ha dato notizia del conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria” del maresciallo maggiore della guardia di finanza Paolo Boetti, comandante delle brigate di frontiera che erano dipendenti dalla compagnia di Cernobbio.

Questa la motivazione: «Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla Lotta di liberazione con l’attività di guida e staffetta in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli a espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito e assegnato ai lavori forzati in un campo di concentramento austriaco dove, tra stenti e patimenti, rimase fino alla Liberazione. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale».

Il 10 maggio 1944 infatti il maresciallo Paolo Boetti venne arrestato dalle SS e, dopo una breve detenzione nel carcere milanese di San Vittorie, fu deportato nel terribile campo di concentramento di Mauthausen, in Austria, tetra fortezza di pietra in cima a una collina. Qui rimase fino all’arrivo degli americani che liberarono i prigionieri del lager nazista. Rientrato in Italia un anno dopo, il 26 giungo 1945, Boetti concluse la carriera militare al comando della Brigata volante di Ravenna, dove ancora oggi vive la sua famiglia. A Roma, a ritirare la benemerenza dal comandante generale della guardia di finanza Giorgio Toschi, c’erano le due figlie.

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