Mario Lucini, ultimo Natale da sindaco. Il bilancio di fine anno del primo cittadino

Mario Lucini ha festeggiato il suo ultimo Natale da primo cittadino. Eletto nel maggio del 2012, il suo mandato terminerà nella primavera del prossimo anno, quando si terranno le nuove elezioni.
Sindaco, sotto l’albero ha trovato più regali o più carbone?
«Il bilancio di un’amministrazione – risponde Lucini – è fatto, come la quotidianità della vita, di tante cose importanti, di molti impegni, di qualche soddisfazione e di qualche amarezza».
A proposito di amarezze, le è pesato il fatto che all’ultima assemblea cittadina del Pd Chiara Braga, deputata e membro della segreteria nazionale dei Dem, abbia chiesto nomi nuovi per le prossime primarie in vista delle elezioni così da marcare la discontinuità con la sua giunta? È un modo per prendere le distanze dalla sua amministrazione…
«Non ho sentito direttamente le affermazioni di Chiara Braga, dunque preferisco non commentare parole riportate. Riguardo alla mia amministrazione, ritengo che, pur con le difficoltà affrontate e con qualche risultato non andato come previsto, abbiamo fatto tante cose importanti per la città che i comaschi hanno saputo cogliere».
Conferma la volontà di non ricandidarsi? Nessun secondo mandato come sindaco?
«Confermo che non mi ricandiderò, la mia è una scelta maturata nel tempo, che ho comunicato quando ne ero certo».
Ma correrà per il consiglio comunale o ritiene conclusa la sua esperienza politica?
«In realtà non ci ho ancora pensato, ma non credo in un mio ulteriore, immediato impegno politico. Certo, il mio interesse per la Res publica, la “cosa pubblica”, non può sparire».
Grandi opere, altrove vengono portate a compimento, basta guardare a Milano, qui a Como naufragano. Partiamo dalle paratie: la Regione le ha prese in mano, ha individuato una strada che passa per la rescissione del contratto con Sacaim. E giovedì 15 dicembre lei, che è indagato per turbativa d’asta, è stato interrogato per un’intera giornata dal pm che conduce l’inchiesta sulle paratie. Se potesse tornare indietro che cosa cambierebbe?
«Sulla questione delle paratie non mi sento di fare particolari commenti, anche perché le cose non si sono chiarite fino in fondo. Mi limito a dire che ho la speranza che da qui in avanti si trovi una strada per risolvere definitivamente il problema e restituire finalmente il lungolago alla città».
Va precisato che il cantiere delle paratie è un’eredità della giunta precedente, guidata da Stefano Bruni, sotto il cui mandato sono stati avviati i lavori (era il gennaio del 2008), così come il progetto di riqualificazione della Ticosa: la demolizione della ex tintostamperia è iniziata nel gennaio del 2007.
Ticosa, la trattativa con Multi è fallita: si allontana sempre più una soluzione…
«Il contenzioso è molto complesso. Abbiamo lavorato intensamente, in particolare l’assessore Spallino, per trovare una soluzione. Purtroppo, l’ultima proposta formulata da Multi è stata ritenuta dai nostri uffici non commisurata, dunque impossibile da percorrere. A questo punto si vedrà l’esito delle cause per poter poi decidere come procedere».
Perché non trasformate l’area in un grande parcheggio, almeno servirebbe a qualcosa durante l’attesa, che si prospetta lunga?
«Per avere la disponibilità dell’area è necessario avere la conferma dell’avvenuta bonifica da parte della Provincia, dopo di che va accertata bene, dal punto di vista legale, la possibilità di un utilizzo provvisorio. Se tutto ciò avesse esito positivo, si potrebbe fare: ho sempre pensato che fosse ragionevole pensare a un utilizzo temporaneo qualora la soluzione definitiva avesse richiesto tempi lunghi. E ovviamente il parcheggio sarebbe una soluzione transitoria, non certo definitiva».
Se paratie e Ticosa sono problemi ereditati, la revisione del Piano del traffico l’avete voluta voi. Perché ostinarsi a portarla avanti anche se il vostro mandato è alla fine? Tra l’altro con scelte che rischiano di essere controproducenti a ridosso delle elezioni.
«La questione è molto semplice: il Piano del traffico era uno degli impegni presi con i cittadini ed è anche una necessità, visto che l’ultimo Piano è stato approvato 15 anni fa. In consiglio spesso siamo stati accusati di non averlo ancora aggiornato, così, appena approvato il Piano del territorio, abbiamo avviato il processo di revisione del Piano del traffico. Credo inoltre che un’amministrazione debba lavorare sugli impegni presi con i propri cittadini fino all’ultimo giorno di mandato. E credo nel concetto di continuità amministrativa: non bisogna valutare che cosa convenga o meno, ma che cosa serve alla città».
Perché però svuotare piazza Roma, cancellando i parcheggi con largo anticipo rispetto al progetto complessivo di revisione della mobilità?
«Si guardano sempre le questioni dalla prospettiva negativa. Per arrivare a un obiettivo bisogna passare attraverso diversi step e la trasformazione di piazza Roma era necessaria per recuperare la vivibilità di altri spazi urbani fondamentali, come piazza Grimoldi e i portici Plinio. Certo, piazza Roma è uno spazio difficile da interpretare, richiede più tempo, ma la strada intrapresa è giusta».
Calcio Como, che speranze ha dopo la prima asta andata deserta?
«In questi ultimi anni la squadra ha vissuto alti e bassi abbastanza vertiginosi, soprattutto dal punto di vista societario. Da quello sportivo si sta comportando bene e il curatore fallimentare svolge il suo compito con grande attenzione e professionalità. Sarebbe triste se nessuno si facesse avanti, ma sono fiducioso che con la prossima asta si possa ripartire».
Se potesse tornare indietro, cambierebbe qualche assessore della sua giunta? Per esempio Cavadini alla Cultura?
«Tutti gli assessori li ho scelti in grande autonomia, per cui sono sempre stato pienamente responsabile delle loro decisioni. Il mandato scade in primavera, è presto per fare bilanci, ma tutti si sono impegnati al massimo, dando tanto alla città con il loro lavoro quotidiano. Sono soddisfatto».

Articoli correlati