Roberto Maroni a Enrico Letta: «Dammi la zona franca». E in consiglio regionale c’è subito un voto

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Approvato un ordine del giorno proposto dal forzista comasco Alessandro Fermi

(da.c.) Parola d’ordine: istituire la zona franca. L’idea lanciata dal governatore lombardo Roberto Maroni già poche ore dopo lo spoglio delle schede del referendum svizzero di domenica scorsa è diventata un fatto politico.
Meglio sarebbe dire, però, una proposta. Un desiderio. Perché rendere il territorio insubrico libero da tasse e balzelli – o quantomeno, sgravarlo fiscalmente sino a livelli svizzeri – non è cosa semplice.
La legislazione nazionale è incerta, i vincoli europei

molto stringenti. Ogni aiuto deve passare sotto le forche caudine di Bruxelles. Tuttavia, anche per ragioni politiche evidenti – ci sono le elezioni europee alle porte – l’argomento attrae. E nessuno si tira indietro.
L’incontro con il premier
Ieri mattina, proprio il presidente della giunta regionale lombarda ha parlato della possibile zona franca con il premier, Enrico Letta, a margine della inaugurazione del complesso delle Unicredit Towers a Milano.
«Gli ho chiesto se è d’accordo a introdurre in un disegno di legge attualmente in commissione Attività produttive al Senato la cosiddetta “zona ad economia speciale”, ovvero la zona franca, anche per la Lombardia – ha fatto sapere Maroni attraverso il suo ufficio stampa – Letta mi ha risposto di non essere contrario. Adesso bisognerà vedere, ma questo via libera in termini di principio è importante, perché significa che il governo è consapevole della questione e ha condiviso la mia visione della soluzione possibile».
I problemi di Enrico Letta, a un passo dalla fine della sua esperienza a Palazzo Chigi, sono probabilmente altri. Ma è sicuramente vero che il referendum svizzero di domenica scorsa ha avuto un risalto mediatico molto elevato, che sicuramente non sarà sfuggito al presidente del Consiglio.
La mozione in consiglio
Poiché, come vuole la tradizione, il ferro si batte finché è caldo, anche il consiglio regionale ha voluto dire la sua immediatamente sulla possibile zona franca. E ieri pomeriggio, l’assemblea ha approvato un ordine del giorno (primo firmatario, il comasco Alessandro Fermi, Forza Italia) allegato alla nuova legge sulla competitività delle imprese in cui si parla proprio di zona franca.
Il provvedimento, in cui si chiede di mettere in moto «procedure di semplificazione, sburocratizzazione e defiscalizzazione per attenuare il gap di competitività con il Canton Ticino nei territori di confine», è stato condiviso praticamente in modo unanime dagli eletti lariani.
Molte le dichiarazioni e le prese di posizione giunte in redazione, non tutte dello stesso tono, però.
«Le nostre imprese devono rimanere sul territorio per creare occupazione. La Svizzera fa bene i propri interessi e noi dobbiamo imparare a fare i nostri – ha detto Dario Bianchi, Lega Nord – È indispensabile creare una zona franca nelle aree di confine, con l’obiettivo di poter contare su una pressione fiscale equiparabile a quella elvetica. Altrimenti è tutto inutile».
«Oggi non nascono nuove imprese sicuramente a causa della crisi globale, ma anche per i troppi vincoli. Dobbiamo continuare a lavorare affinché le imprese siano sgravate da ogni peso burocratico», ha ribadito Francesco Dotti (Fratelli d’Italia).
L’incontro con i ticinesi
Sempre ieri, intanto, il governatore lombardo ha confermato l’intenzione di voler incontrare al più presto il presidente del Consiglio di Stato ticinese, Paolo Beltraminelli.
«L’esito del referendum di domenica non è stato un voto anti-lombardo, con il Canton Ticino abbiamo ottimi rapporti e intendo rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione con i nostri vicini», ha concluso Maroni.

Nella foto:
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni

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