Maroni scrive ai comaschi. “Ecco perché gestiamo le paratie”

«Cari comaschi, prima di dare inizio al nostro dialogo sulle paratie, permettetemi, seppur brevemente, di ricapitolare quanto è accaduto ma soprattutto di sottolineare l’attenzione e l’impegno della Regione per risolvere questo vostro grande problema».

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Così si apre la lettera aperta del presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni convinto dell’importanza di avere un filo diretto con i cittadini.

«Dopo i primi studi compiuti dal Comune, erano gli anni Settanta, sulla difesa passiva ed attiva della città dall’esondazione del lago, Regione si impegnò subito ad applicare la legge Valtellina con l’obiettivo riguardante “la regolazione automatizzata delle acque del Lago di Como fino alla diga di Olginate e l’esecuzione di opere di protezione, con specifico riguardo alla città di Como”. Come tutti sanno fu individuato nel comune di Como il soggetto che avrebbe dovuto realizzare il progetto da oltre 13 milioni di euro: era il 2003. Tra gare andate deserte, il successivo affido dei lavori alla Sacaim, le varianti al primo progetto (ben tre) si è arrivati a far lievitare i costi fino a 19 milioni di euro; senza peraltro risolvere nulla. Opere non fatte e bellezza del lago oscurata a voi e ai turisti». L’excursus storico prosegue.

«Nel 2012 con la nuova amministrazione arrivava appunto la terza variante, ma i lavori si fermano. Poi l’Anac di Raffaele Cantone boccia tutto e qualche mese più tardi entra nella vicenda la Procura della Repubblica con indagini e arresti: il tutto sempre nell’inerzia totale del Comune che trova particolare difficoltà per riattivare il cantiere (nomina del RdP e del Dl) e chiede nel luglio 2016 il supporto di Regione per la nomina di un direttore lavori. Nell’agosto 2016 la giunta regionale asseconda il Comune indicando un Direttore Lavori per il tramite di Infastrutture Lombarde SpA, ma successivamente, a seguito dell’inerzia del Comune stesso», racconta il presidente «la Regione non poteva più far proseguire questo totale immobilismo. È per questo che abbiamo prima diffidato l’attuale giunta per rimettere in opera il cantiere e poi, sempre di fronte all’immobilità del Comune approvato un provvedimento per il subentro al Comune stesso nelle funzioni di stazione appaltante, sempre per il tramite di Infrastrutture Lombarde SpA. Ora c’è un unità di crisi nominata da me per risolvere questo vostro grande problema. Servirà per aiutare il lavoro di Infrastrutture Lombarde SpA nel gestire i rapporti con il Comune e con la città di Como, in stretto raccordo con Anac».

Ed è per rendere il più trasparente possibile questo impegno di Regione «che sono qui pronto a rispondere alle vostre domande. Ovviamente non mi resta che ringraziare il “Corriere di Como” che dà a voi e me la possibilità di dibattere pubblicamente di questo tema, in uno vero spirito di servizio per tutta la comunità comasca».

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