Martellini: “Rischio guerra nucleare altissimo”
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Martellini: “Rischio guerra nucleare altissimo”

Maurizio Martellini Maurizio Martellini

“Siamo in una situazione kafkiana in cui si vede la pace ma la guerra atomica è molto più vicina”. Corea del Nord e Usa, l’attrito è al calor bianco. Siamo di fronte a un terzo conflitto mondiale, a suon di bombe nucleari? Il rischio che si corre è enorme, anche se ci sono spiragli di trattativa. Ossia la mano tesa di Kim Jong-un nei confronti del vicino Sud: le due Coree sfileranno insieme il prossimo 9 febbraio alla cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang ed avranno un’unica squadra di hockey su ghiaccio femminile. Ma la questione del nucleare non può essere risolta dallo sport. Servono trattative. Anzi, sono l’unica prospettiva logica, dato che dopo i giochi olimpici si tornerà alla situazione attuale:  il tempo scorre inesorabile e non è più tempo di stalli o prove muscolari di forza. Questo è lo scenario che traccia il fisico ed esperto di armi di distruzione di massa Maurizio Martellini, docente del dipartimento di Scienza e Alta tecnologia dell’università dell’Insubria di Como. Per il quale è «necessario un canale di dialogo diplomatico al più presto».

“L’armistizio nel segno dello sport – dice –  è una pace che nasconde un inferno,  uno scenario diabolico. L’amministrazione americana deve rendersene conto. Non siamo più ai tempi della  diplomazia del ping pong tra Washington e Pechino, perché all’epoca di Henry Kissinger la Cina era pervasa dal un sincero desiderio di dialogare con gli Usa, per paura di diventare un satellite dell’Unione Sovietica. Ora la questione è ben diversa”.

Martellini di recente a Bruxelles ne ha parlato con Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino in una conferenza dell’“Eu Non-Proliferation Consortium”.

«Dal 2011, la RPDC ha testato quasi cento test sui missili balistici di capacità in crescita. Quattro dei suoi sei test nucleari, i più potenti, erano nello stesso periodo. Il numero totale di armi nucleari nell’arsenale della Corea del Nord potrebbero variare da 20 a 25 unità, con rendimenti compresi tra 15 e 25 chilotoni». Questo il dato da cui partire. I due autori concordano nel ritenere ancora possibile nonostante l’escalation dei test nucleari nordcoreani e il conseguente spiegamento di forze da parte dell’amministrazione Trump una via diplomatica che raffreddi gli animi.

«La situazione è preoccupante. La prova di forza con l’esibizione muscolare da parte di due “maschi alfa” come Donald Trump da una parte e il leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea Kim Jong-un dall’altra è un rischio troppo alto, c’è sempre la possibilità dell’errore umano – avverte il professor Martellini – Alcuni analisti avvicinano l’attuale crisi della penisola coreana con il 1962 e con la crisi dei missili cubani, ma non è un’analisi corretta: la Cuba di Castro del 1962 era sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, in un gioco di deterrenza reciproca con gli Usa che di fatto impedì lo scatenarsi di un conflitto».

Ora invece la Corea del Nord dà l’impressione di muoversi come un cane sciolto, che ha tutto l’interesse a mantenere integro il proprio potere distruttivo. Anche al costo di premere il grilletto.

«E la Cina non può avere un ruolo più propositivo – dice Martellini – Si prepara ad allestire campi per rifugiati dalla Corea del Nord, e al limite ad impossessarsi del suo arsenale nucleare, sempre che lo trovi. I recenti test dimostrano che i missili vengono lanciati con postazioni mobili. Non abbiamo una mappa precisa dei siti nucleari di Kim e non sappiamo nemmeno se ha altri tipi di armi di distruzione di massa».

«È necessario – rimarca Martellini – aprire un canale di dialogo diplomatico al più presto. Smantellare un potenziale conflitto costa fatica e tempo, lo si è visto con l’accordo sul nucleare tra Iran e Usa, che già traballa. Ci sono voluti due anni solo per allestire la fase finale. A Washington assistiamo al gioco delle parti tattico fra Trump e la sua amministrazione: giocano al poliziotto cattivo che mostra gli artigli e a quello buono, che apre spiragli di dialogo come ha fatto di recente il segretario di Stato Rex Tillerson. Ma a Oriente questi giochi non li capiscono. E intanto mantenere portaerei e migliaia di soldati Usa è un costo sempre più insostenibile. Il problema è cosa accadrà dopo i giochi olimpici di febbraio.  Sono molto preoccupato per un incidente nucleare, per un errore umano che è sempre possibile. L’apparato militare è in fibrillazione. Ci deve essere un’iniziativa di pace, è necessaria altrimenti c’è il rischio che la situazione sfugga di mano. Ora tra l’altro la Corea del Nord ha bisogno di aiuti finanziari, il giogo delle sanzioni funziona. Se ci sarà una forte diplomazia da parte di Cina e Russia per invitare Kim a non sparare missili e a non fare test nucleari, si potrà andare verso una pace negoziata in cui il disarmo sia una componente”. Ma in questa fase ci sono elementi positivi? “Le misure di confidenza militare reciproca fanno ben sperare  – sottolinea Martellini – e c’è prospettiva anche di incontri al vertice tra i presidenti delle due Coree, in fondo al tunnel. In mancanza di tutto ciò la situazione è estremamente preoccupante perché il deterrente nucleare nordcoreano non è ancora pronto, e dovrà avere altri test per renderlo operativo, una trappola perché avvicina sempre più la linea rossa. E il pentagono lo sa bene. Gli Usa hanno già pronti piani di attacco preventivo. Ci vuole veramente un atto di coraggio entro la primavera che non so da dove verrà. Temo non dall’appello alla pace di papa Francesco. La realtà vive di ragioni geopolitiche e geostrategiche. Quindi serve una forte azione cinese  e russa”.

C’è un altro fronte caldo, dove la diplomazia, anche grazie a interlocutori italiani, ha giocato un ruolo di pace. Si tratta dell’accordo sul nucleare con l’Iran. “Questa sarà l’ultima volta che le sanzioni contro l’Iran saranno congelate, a meno che l’accordo sul nucleare di Teheran non venga migliorato” ha appena affermato la  Casa Bianca. “L’Iran non ha e non aveva un deterrente nucleare operativo come la Corea – rimarca Martellini –  Ha sviluppato un deterrente latente, potenziale, ma niente che possa essere usato domani mattina, non ha fatto nemmeno i test militari. Qui il meccanismo della negoziazione è stato più efficace, ma è costato due anni di lavoro e di incontri serrati. Ora Trump fa la voce grossa, in maggio potrebbe uscire unilateralmente dal trattato ma in realtà non penso che gli Usa vogliano silurarlo del tutto. La diplomazia lavorerà per  smorzare la tensione, non credo sia l’inizio di un’azione unilaterale eclatante. Torno a dire: ora la vera drammatica emergenza si chiama Corea”.

L.M.

 

 

19 gennaio 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


UN COMMENTO SU QUESTO POST To “Martellini: “Rischio guerra nucleare altissimo””

  1. Se non è l’ennesima farsa mondialista del terrore globale, della vendita di armi USA e del riposizionamento del potere di Sion, ma una vera e cruda contrapposizione USA Nord Corea, allora Kim non gioca solo, ha l’Oriente con sè.

    Solo in questo caso si potrebbe innescare un conflitto nucleare planetario senza esclusioni di colpi a schieramenti imprevisti come mai prima.
    Diversamente è la solita noia mediatica degli ultimi sette decenni per fare affari di ogni tipo.

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