Massoneria, il dibattito irrompe in Comune. Il potere “occulto” dei fratelli muratori è di nuovo una questione politica

Massoneria

Massoneria fa ancora rima con potere? E perché a Como la libera muratoria è tornata così prepotentemente d’attualità? Le domande sono legittime, soprattutto se si guardano i fatti più recenti. Prima, un’interrogazione con cui il consigliere comunale Alessandro Rapinese ha chiesto al sindaco Mario Landriscina di rivelare un’eventuale appartenenza ai fratelli massoni (poi negata). Quindi l’attacco di Civitas al presidente della Fondazione Volta, Luca Levrini, “reo” di aver portato a Como, in qualità di consulente, Alessandro Cecchi Paone, noto anche per la sua adesione al Grande Oriente d’Italia. Un mediocre giallista avrebbe potuto imbastirci sopra un plot ricco di allusioni e oscuri retroscena. Ma tutto è in realtà terribilmente serio. E vero.
Bruno Magatti, consigliere di Civitas, spiega i motivi che hanno portato alla presa di posizione su Cecchi Paone. «È un problema di opportunità – dice – La Fondazione Volta ha un mandato collettivo, è l’erede di un prestigioso centro scientifico. L’ambiguità dell’adesione alla Massoneria, sistema chiuso e riservato, non si concilia con questo mandato».
Molto più diretto, invece, Rapinese: «Il consiglio comunale non è più il centro decisionale della città, non conta più nulla. Le scelte vengono fatte altrove e vorrei sapere dove. Se per governare Como bisogna diventare massoni, allora lo dicano».
Tra il centro occulto del potere immaginato da Rapinese e la «lobby elitaria e priva di trasparenza» evocata da Magatti corre ovviamente qualche differenza. Ma il concetto di fondo è lo stesso. Così come la paura che la democrazia rappresentativa sia messa sotto scacco da un gruppo di persone senza volto.
Il tema è «serio», dice Vittorio Nessi, capogruppo di Svolta Civica ed ex magistrato. «L’adesione alla Massoneria viene considerata come legittima espressione del diritto di associazione – dice – Ma come si concilia il diritto di riservatezza con l’altrettanto importante dovere di trasparenza per chi ha a che fare con la pubblica amministrazione?». Sarebbe utile, aggiunge l’ex pm, «discuterne nella sede più adatta: il consiglio comunale». Intanto, però, la questione Massoneria è tornata d’attualità. Finendo per mettere sul banco degli accusati chi non ha colpe.
«La storia recente della Massoneria italiana, con lo scandalo della P2, ha contribuito ad alimentare un pregiudizio che io in qualche modo giustifico – dice Luca Levrini – Tuttavia, credo che sia sempre un errore giudicare prima di conoscere».
Di sé, Levrini non intende parlare. «Mai ammetterò pubblicamente la mia appartenenza alla Massoneria perché giudico la riservatezza un valore da tutelare». Ma sul «pregiudizio» verso i fratelli massoni qualcosa invece aggiunge: «La forza della Massoneria è sopravvalutata. La libera muratoria non ha l’obiettivo di invadere i luoghi di potere, ma di favorire la crescita dei singoli».
E sul “caso” della Fondazione Volta prende posizione anche Graziano Brenna, che con Levrini siede nel cda della stessa Fondazione. «Mi infastidisce vedere che in una città come la nostra, quando c’è qualcosa di positivo, immediata parte la contraerea. La vocazione a distruggere quel poco di buono che si fa è irresistibile. La decisione di affidare a Cecchi Paone una consulenza è stata condivisa da tutto il cda, la Massoneria non c’entra nulla».

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