Matematica, filosofia e pandemia all’Insubria

L'Università dell'Insubria

I numeri regolano la nostra vita in modo esplicito e inconsapevole. Mai come in questo periodo di emergenza sanitaria guardiamo a statistiche, curve e tabelle, cercando speranza e comprensione. Ma i numeri in sé non sono il rispecchiamento della realtà, è necessario saperli interpretare e contestualizzare.
Proprio ai numeri l’Università dell’Insubria ha dedicato due grandi eventi. Il primo, che si è appena concluso, ha coinvolto giovani dottorandi provenienti dall’Italia e da altri Paesi, il secondo si intitola “Matematica, filosofia e pandemia: dall’incertezza al pensiero critico”, un workshop online aperto a tutti (previa iscrizione via mail a info@rism.it) che si terrà lunedì 23 e martedì 24 novembre. La due giorni avrà ospiti due menti eccellenti rispettivamente della matematica e della filosofia: Henri Berestycki dell’Ecoles des haute etudes di Parigi e Carlo Sini, filosofo dell’Accademia dei Lincei e dell’Istituto lombardo Accademia di scienze e lettere. Nel pomeriggio del 23, una tavola rotonda, moderata da Alessandro Cecchi Paone, vedrà a confronto Marino Gatto del Politecnico di Milano, i professori dell’Insubria Paolo Grossi, Antonietta Mira, Antonio Maria Orecchia e Alberto Vianelli e il giornalista Armando Massarenti, che il 24 terrà seminari di approfondimento sui temi trattati.
Anima delle iniziative è Daniele Cassani, ordinario di matematica e direttore della Rism, la Riemann international school of mathematics.
«Sono molto soddisfatto – commenta Daniele Cassani – alla Rism hanno partecipano otto scuole di dottorato. L’idea è mettere in contatto un matematico di grande esperienza, che ha dato un contributo straordinario a una parte della matematica, con gli studenti di dottorato e giovani ricercatori. Chi ha inventato insegna quello che ha inventato».
Siete pionieri anche nelle modalità di fruizione.
«È stato fatto un esperimento pilota di didattica innovativa nell’aula conferenza di Villa Toepliz a Varese con studenti in presenza virtuale attraverso dei tablet montati su supporti, con un totem virtuale e io come moderatore in presenza, il resto degli studenti era collegato su Teams. Un’interazione che ha funzionato bene e ci ha confermato che simulare, anche se in modo virtuale, la presenza fisica degli studenti che si vedono anche nella regia, fa sì che siano “costretti” a essere più attenti e più partecipi. Italo Capuzzo Dolcetta, professore della Sapienza, si è prestato a questo esperimento che ha funzionato bene, si è creata quell’atmosfera famigliare tipica di un corso specialistico di dottorato, siamo arrivati a più di 30 presenze dall’Italia, da Regno Unito e Grecia».
L’evento del 23 e 24 novembre tratterà di matematica, filosofia e pandemia. Come si legano tra loro?
«L’evento è un follow up di un’iniziativa dello scorso anno portata avanti con il collega filosofo Fabio Minazzi; visto che è stata un successo abbiamo pensato di riproporla seppur in modalità online con Alessandro Cecchi Paone che sarà moderatore di una tavola rotonda con personalità di livello mondiale. Henri Berestycki parlerà dell’applicazione della matematica ai problemi di tutti i giorni, dai cambiamenti climatici all’epidemiologia. La matematica è importante per modellizzare e dare un senso agli aspetti quantitativi con cui ogni giorno veniamo bombardati; i dati possono essere interpretati in vario modo, pensiamo per esempio alla media statistica, la matematica fornisce modelli per interpretare i dati e questi modelli hanno valore predittivo, che però è probabilistico; ecco perché tutte le volte che si ha a che fare con un problema nuovo in matematica l’atteggiamento deve essere critico. E qui entra in gioco la filosofia, che è altrettanto importante perché se viene a mancare il focus filosofico si genera la paura e la paura genera mancanza di razionalità che, come sappiamo dalla storia, non porta mai nulla di buono».
Il pensiero scientifico secondo lei gode di buona considerazione in Italia?
«Un matematico deve essere estremamente preciso ma così dovrebbe essere un medico, un filosofo, un qualunque scienziato che non si basi su una logica esatta come la matematica: dobbiamo recuperare un’antica e solida tradizione del pensiero scientifico in modo rigoroso; molte colorazioni date dall’informazione vengono contrabbandate per pensiero scientifico, sono informazioni con dei contenuti quantitativi e numerici, ma il parlare di un argomento fornendo dati non vuol dire fare informazione scientifica, i dati vanno interpretati nel modo giusto con i modelli più opportuni che la scienza stessa identifica. Certo, devono esserci anche scienziati deontologicamente preparati».

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