Materie prime, i prezzi saliti alle stelle mettono in crisi l’edilizia del superbonus

Edilizia

Costi delle materie prime fuori controllo. Così un settore che oggi, in epoca Covid, ha lavoro e possibilità di crescita, come l’edilizia, deve invece fare i conti con un grosso problema, come evidenzia il presidente di Ance Como, Francesco Molteni.
«In un tempo molto rapido i costi delle materie prime sono aumentati anche del 150% e questo ricade sulle imprese» spiega. Una questione nodale riguarda i contratti pubblici, sottoscritti nei mesi precedenti e che non prevedono la revisione dei prezzi. «Ci sono imprese che devono rinunciare ai lavori, anche già avviati, perché le perdite diventano insostenibili – dice Molteni – Oggi la norma degli appalti pubblici non prevede revisioni dei prezzi. Anche per i cantieri privati si tratta di una problematica non indifferente. Pensate a chi sta realizzando degli appartamenti, che sono già stati venduti a un determinato prezzo. Anche in questo caso si rischia di lavorare in perdita su commesse significative».
Alla questione degli appalti pubblici o privati, si aggiungono i contratti per le ristrutturazioni legate al bonus del 110%, dove vi sono croniche carenze di materiali e i prezzi sono lievitati.

«Siamo in un momento di ripartenza – aggiunge Molteni – ma veniamo sempre da dodici anni di crisi profonda. Nei cantieri mancano gli isolanti e tutto il sistema dei serramenti. Sono aumentati i costi del ferro e anche approvvigionare il legno è diventato un problema». La filiera dell’edilizia, pur corta, non era insomma pronta per questo picco di richieste. A livello nazionale, l’Ance ha chiesto che venga inserita la possibilità di revisione dei prezzi negli appalti pubblici e anche la proroga dei bonus. «Quelle del 110% sono procedure complesse – dice Molteni – spesso devono passare da assemblee di condominio. La gestazione è lunga prima di aprire cantiere. Pensare di esaurire in un arco temporale limitato l’iter diventa impossibile. Così in molti resteranno fuori dal bonus. Non si può paragonare il superbonus per le ristrutturazioni con gli incentivi per acquistare un’auto non inquinante» conclude Molteni.

Sulla stessa linea anche un altro imprenditore del settore, Luca Guffanti, già presidente di Ance Como e Ance Lombardia.
«Se proseguiranno questi aumenti si rischia davvero di trovarsi di fronte a un nuovo fermo. Oggi si fatica a trovare tutte le materie prime, dal ferro alla plastica – spiega – L’unica soluzione è la proroga dei bonus o, ancora meglio, renderli strutturali. Questa corsa contro il tempo fa soltanto aumentare i prezzi, è una legge di mercato».

Per alcuni materiali come il ferro, inoltre, la domanda è cresciuta negli ultimi anni a livello mondiale e certi ritmi sono difficili da mantenere. «Il patrimonio immobiliare italiano è vetusto – dice Guffanti – così il superbonus 110% può davvero interessare moltissimi edifici e migliorare la vivibilità e i consumi attraverso la rigenerazione. Serve una media di sei mesi di burocrazia per ogni pratica: se non si pensa ad allungare i tempi degli incentivi i prezzi cresceranno ancora e allo scadere dei bonus la crisi sarà pesante» conclude.

«Sta davvero aumentando tutto – commenta Pasquale Diodato, candidato alla presidenza dell’associazione Cna Lario Brianza e presidente uscente per il comparto dell’edilizia – La reperibilità dei materiali è diventata un problema. L’esempio degli isolanti è il più calzante».
Il rivestimento a cappotto termico degli edifici la fa da padrone sugli interventi inseriti nel superbonus 110% per la ristrutturazione. «Prima, per reperire il materiale occorrevano dieci giorni, ora si è passati a un mese e mezzo o due – spiega Diodato – Così diventa davvero difficile gestire un cantiere. Senza contare che, una volta fatto l’ordine, a volte il pezzo non arriva proprio. Anche l’aumento dei prezzi è una variabile molto importante. Io presento un’offerta al cliente, passano sei mesi e i prezzi sono aumentati dal 20 al 30%: come faccio a spiegarlo alla committenza?».

C’è poi un altro problema non di poco conto.
«I ponteggi sono praticamente finiti – dice – gli ultimi li abbiamo avuti grazie a conoscenze. Se ne ordinano 20mila metri e ne consegnano mille metri alla volta. Questo vale per Como, ma anche per altre province, Bergamo ad esempio. Ma per avviare qualsiasi cantiere servono i ponteggi». La Cna, a livello nazionale, anche ieri ha chiesto di prorogare almeno a tutto il 2023 il superbonus 110%.
«Si tratta di una condizione indispensabile – conclude Diodato – Altrimenti questa bolla che ha fatto esplodere i costi dei materiali, oggi assorbiti in gran parte dai bonus, si ritorcerà contro il settore, mettendolo in ginocchio. Per alcune agevolazioni fiscali la scadenza è già a fine anno. Con la proroga al 2023 tutti sarebbero più tranquilli di non perdere questa opportunità per l’edilizia, che viene da oltre un decennio problematico».

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