Maxi-risarcimenti e tempi molto lunghi: le due spade di Damocle sull’area Ticosa

Area ex Ticosa

È una doppia spada di Damocle quella che pende sul destino dell’area Ticosa, anzi dei prossimi inquilini di Palazzo Cernezzi. Da una parte la minaccia di un maxi-risarcimento a favore di Multi, che potrebbe superare i 30 milioni di euro: a tanto ammontano infatti le pretese della società olandese che nel 2006 si è aggiudicata la gara europea per la riqualificazione dell’area di via Grandi. Dall’altra la prospettiva, tutt’altro che allettante per il prossimo sindaco del capoluogo, di un allungamento dei tempi necessari per arrivare a definire, almeno sulla carta, il progetto concreto di ciò che nascerà al posto dei ruderi della ex tintostamperia. Potrebbe non bastare l’intero quinquennio a disposizione della prossima giunta.

Soldi e tempi, dunque, gravano sul futuro dell’area Ticosa. Uno spazio strategico per lo sviluppo della città. Ne è convinto l’attuale assessore all’Urbanistica. «Dovremmo smettere di dire che la Ticosa è un pezzo di città perché la Ticosa è la città – puntualizza Lorenzo Spallino – Non è possibile ragionare sul futuro di Como a prescindere da ciò che verrà fatto nell’area Ticosa, sia dal punto di vista dei contenuti sia da quello dei flussi di traffico lungo l’asse di viale Innocenzo. Un asse lungo il quale sono nate molte nuove realtà imprenditoriali, dove si sta sviluppando l’Università dell’Insubria e dove scorre una quota consistente del traffico cittadino».

Difficile, dunque, concepire una rinascita della Ticosa avulsa dal resto della città. Nè si può immaginare di trasformare la vasta area di via Grandi in un grande parcheggio. Un’ipotesi che potrebbe avere senso come soluzione temporanea, per far fruttare l’area con gli incassi dei parcometri in attesa della sua rinascita, non certo in via definitiva. Anche perché i soldi utilizzati per la bonifica del terreno – oltre 6 milioni di euro finora – sono stati spesi per poter realizzare edifici e aree verdi. Un semplice parcheggio avrebbe richiesto una bonifica meno onerosa. E la Corte dei Conti potrebbe chiedere appunto conto agli amministratori lariani dei soldi pubblici spesi inutilmente.

Ma torniamo al ridisegno del comparto della Ticosa. Nel 2010 il progetto originario è naufragato e Multi ha presentato ricorso al Tar per chiedere la risoluzione del contratto iniziale (firmato il 3 agosto 2006) per colpa del Comune, con la conseguente contromossa di Palazzo Cernezzi che al Tar ha chiesto che la colpa dello stop venisse attribuita alla società olandese. Il Tar ha però respinto entrambe le richieste. Il contenzioso è così passato al vaglio del Consiglio di Stato, al quale Multi si è appellata chiedendo un maxi-risarcimento da 31 milioni di euro al Comune: oltre 4 milioni e mezzo per una serie di spese sostenute (dalla progettazione alla demolizione del corpo a C e degli shed, dalle spese iniziali di tutela ambientale alla caparra di 450mila euro) più altri 26,5 milioni di mancati guadagni per non aver potuto portare a termine l’operazione.

Il Comune, da parte sua, ha chiesto un risarcimento di oltre 20 milioni, tra il mancato incasso della somma pattuita per la vendita dell’area a Multi (15 milioni), i costi sostenuti per la bonifica (6 milioni) e altre voci ancora. Nel frattempo, nel tentativo di trovare un accordo senza finire davanti ai giudici, Multi nel 2015 presenta un nuovo progetto, meno ambizioso del precedente, che riduce del 30% le volumetrie del piano iniziale e prevede, tra l’altro, la realizzazione di 140 appartamenti in housing sociale ad affitto agevolato. «Una soluzione che avrebbe consentito di portare a Como nuova edilizia convenzionata – spiega l’assessore all’Urbanistica – ovvero volumetrie residenziali destinate ad affitti, a favore di quella fascia di popolazione con redditi troppo elevati per avere accesso agli alloggi popolari ma troppo bassi per poter comprare casa. Così si sarebbero calmierati gli affitti in città, tra i più alti della Lombardia». Ma nell’ottobre del 2016 Multi cambia idea e formula un’altra proposta di transazione che prevede la risoluzione consensuale del contratto preliminare del 2006, la rinuncia di Multi a qualsiasi pretesa risarcitoria, analoga rinuncia da parte del Comune che non avrebbe potuto chiedere alcun rimborso, nemmeno per i 6 milioni di euro spesi per la bonifica. Inoltre, Palazzo Cernezzi avrebbe dovuto restituire a Multi i 450mila euro versati a titolo di caparra e rinunciare a incassare la garanzia bancaria di 3 milioni di euro messa a disposizione dalla società olandese come assicurazione sul proprio impegno a portare a termine il progetto. Gli uffici di Palazzo Cernezzi hanno però dato parere negativo a un simile accordo transattivo perché l’offerta di Multi era troppo bassa rispetto a quanto il Comune avrebbe potuto ottenere come risarcimento dal Consiglio di Stato.

La giunta comunale ha poi fatto propria questa valutazione respingendo, a fine 2016, la proposta di Multi. Tutto ora è nelle mani del Consiglio di Stato, che potrebbe fissare l’udienza tra un anno, nel febbraio del 2018. «Il contenzioso va risolto, non si può restare in questo limbo», sottolinea Spallino. Finché ciò non avverrà, il Comune non potrà disporre liberamente dell’area Ticosa perché su di essa pesa il vincolo del Programma integrato di intervento adottato dal consiglio comunale nel luglio del 2010 per permettere la riqualificazione dell’area di via Grandi secondo l’ambizioso progetto iniziale. «Per evitare di incrementare il contenzioso, non possiamo cambiare le destinazioni d’uso prima della sentenza del Consiglio di Stato – afferma l’assessore – Bisogna allora attendere la sentenza, sperando che sia favorevole al Comune, far dichiarare dal consiglio comunale la decadenza del Programma integrato di intervento e iniziare a pianificare il nuovo assetto. Occorre bandire una gara di rilevanza europea e modificare il Piano di governo del territorio per tener conto di quello che si vorrà fare in Ticosa». Insomma, un percorso lunghissimo, che potrebbe andare in porto nel 2022, alla fine, appunto, del mandato della prossima amministrazione cittadina.

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