Medici comaschi divisi «Inutile». «No, può servire»

La Regione da domani presenterà il conto: ogni cittadino saprà quanto sono costati alle casse pubbliche il suo ricovero, la sua Tac, la sua angioplastica. E c’è chi difende a spada tratta l’operazione, in nome della trasparenza, e chi, invece, definisce umiliante informare il paziente sul costo delle prestazioni. «È indelicato – dice Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como – far conoscere all’infartuato il costo delle sue cure». «Inutile», aggiunge Gianni Melfa, responsabile comasco del Cimo, il Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri.
Ci si interroga, addirittura, sul rischio che una simile manovra scoraggi – alla lunga – la medicina preventiva. Vedere il conto economico scritto in fondo al referto porterà i medici a prescrivere meno esami? «Noi siamo già responsabilizzati – replica Spata – piuttosto, il cittadino chiederà meno prestazioni improprie, conoscendone il costo».
Se Spata, su quest’ultimo punto, sembra trovare un’utilità nell’operazione trasparenza della Regione, al collega Melfa l’utilità sfugge completamente. E parte con una provocazione: «Diciamo al paziente quanto ci costa, ma specifichiamo pure quanto ha versato nel corso della sua vita in tasse per la sanità». Tutti pagano – profumatamente – la sanità pubblica, sperando di non dover mai capire se sono stati soldi spesi bene. Secondo Gianni Melfa, indicare il costo delle prestazioni «non sposterà una virgola». Perché? «È un dato non interpretabile dal cittadino. Un valore che, senza adeguati strumenti critici, non significa nulla. Come se lei mi dicesse il prezzo di un’auto e io non avessi nemmeno la patente. Poniamo che il paziente sappia che il suo ricovero è costato 100: quale giudizio dovrebbe ricavarne? I suoi familiari capirebbero se quelli sono soldi pubblici spesi bene? Se il prezzo è consono al servizio? Non scherziamo. I familiari desiderano solamente che il paziente sia curato in modo efficace».
Specificare i costi, aggiunge il dottore, «non deve assolutamente condizionare il rapporto tra medico e paziente». Chi appoggia l’operazione della Regione sostiene che, conoscendo il costo di una prestazione, magari si eviterà di prescrivere esami o check-up non necessari. «Dove vogliamo arrivare? – ribatte Melfa – al paziente che sceglierà la prestazione in base al costo? Davvero, io non vedo l’utilità di questa manovra. E non mi si dica che serve a noi, perché già conosciamo i costi della sanità e siamo responsabilizzati nella gestione delle risorse. Sappiamo bene, da diversi anni, che le risorse sono limitate. E ci comportiamo di conseguenza. Ma l’argomento non deve, a mio parere, entrare nel rapporto medico-paziente». Il medico comasco riconosce che «l’intento è quello di far sapere al paziente che si sta erogando una sanità di qualità», ma aggiunge che «esistono altri metodi educativi. Spero davvero che sia un’operazione amministrativa e non medica».
Di medicina preventiva, esami utili, inutili e costosi torna a parlare Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como. «In un momento di grande difficoltà per le casse pubbliche, trovo giusto far sapere al paziente che certe prestazioni – anche un’analisi del sangue, una Tac, una risonanza – sono costose, e come tali vanno trattate. Vanno, cioè, prescritte per motivi giusti. È corretto responsabilizzare il cittadino».
L’ipocondriaco che chiede duecento esami, fa intendere Spata, deve capire che la sua ossessione ha un costo. Ma per i malati “veri”, gravi, cronici, il discorso cambia.
«Far sapere al paziente che ha subito un infarto o un grosso intervento chirurgico quant’è costata la sua cura, mi sembra poco delicato». Tornando agli esami e alle prescrizioni facili, il cittadino è l’unico da responsabilizzare? Oppure vanno responsabilizzati anche i medici di base, accusati a volte di prescrivere più del dovuto?
«Noi medici di medicina generale – risponde Spata – siamo già sotto controllo. Lo è la nostra spesa, sia farmaceutica che specialistica. Anzi, spesso siamo proprio noi a spiegare al paziente che non è corretto prescrivere esami impropri. Sia perché inutile, sia perché ogni prestazione ha un costo, e il denaro pubblico non va sprecato. Rispondo alla domanda: noi sappiamo già come funziona. È importante invece responsabilizzare il paziente».

Andrea Bambace

Nella foto:
Gianluigi Spata

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