Medici di famiglia in pensione: pochi sostituti, assistenza a rischio
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Medici di famiglia in pensione: pochi sostituti, assistenza a rischio

Medici di famiglia sempre più rari e assistenza di base a rischio per centinaia di cittadini comaschi, che nel prossimo futuro potrebbero non aver più un camice bianco di riferimento. L’allarme arriva dalla Fimmg Lombardia, la Federazione dei medici di medicina generale, che chiede un intervento della Regione. In gergo, i professionisti parlano di «gobba pensionistica», ovvero di aumento esponenziale dei pensionamenti. Entro il 2021, sul territorio lombardo centinaia di medici di famiglia termineranno il servizio.

Per quanto riguarda l’Ats Insubria – che ha sostituito l’Asl di Como e comprende anche Varese – la prospettiva è di 8 pensionamenti nell’anno in corso, altrettanti il prossimo e poi, nell’ordine, 17, 26 e 46 dal 2019 al 2021. Per il territorio lariano, si aggiungono anche i camici bianchi dell’Ats della Montagna, che comprende l’Altolago e conta entro il 2021 altri 36 pensionamenti. Difficile sostituire i professionisti, una figura sempre più rara.

«Se non si prenderanno subito provvedimenti, nel giro di due o tre anni centinaia di migliaia di cittadini lombardi potrebbero rimanere senza medico di famiglia – dichiara il segretario regionale della Fimmg Lombardia, Fiorenzo Corti – Supponendo che vadano in pensione a 70 anni, nel 2021 si arriverà a quasi 400 professionisti pensionati. In realtà la situazione è ancora più drammatica perché la maggior parte dei professionisti lascia il servizio a 68 anni. La graduatoria regionale si sta ormai esaurendo e le posizioni vacanti possono essere affidate ai medici neo diplomati dal Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale».

I posti per il corso specifico, secondo la Federazione sono insufficienti. «In Lombardia sono solo 90 all’anno – dice Corti – I numeri parlano chiaro: già dall’anno prossimo, nell’ipotesi di pensionamento a 70 anni, e fino al 2019 mancheranno all’appello almeno 200 medici, che significa 300mila cittadini senza medico di famiglia».

La Federazione chiede l’intervento dell’assessore al Welfare Giulio Gallera. «I posti per il Corso vanno almeno raddoppiati – sottolinea Corti – E anche questo forse non basterà. Probabilmente si dovrà scegliere di aumentare il numero di pazienti per ogni medico, con il conseguente incremento del carico di lavoro già al limite della sopportabilità».

14 gennaio 2017

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