Il medico si difende: «Non volevo uccidere»

L'ingresso dell'ospedale di Saronno

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L’infermiera ha scelto il silenzio. Il medico invece ha parlato per respingere le accuse di omicidio e dirsi «pronto a chiarire». Primo interrogatorio ieri mattina nel carcere di Busto Arsizio (Varese) per Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga, arrestati martedì scorso nell’ambito di un’inchiesta su casi di morti sospette di pazienti del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, oltre che di familiari dei due operatori sanitari finiti in manette.

Entrambi gli arrestati ieri sono comparsi davanti al giudice per le indagini preliminari Luca Labianca. L’interrogatorio di garanzia è durato circa 4 ore. Nel carcere di Busto Arsizio sono arrivati anche il pubblico ministero Cristina Ria, titolare dell’inchiesta, e il procuratore Gianluigi Fontana.

Assistita dal legale difensore Monica Alberti, l’infermiera 40enne Laura Taroni, residente a Lomazzo, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Diversa invece la decisione del compagno, il medico di Rovellasca Leonardo Cazzaniga. Come confermato anche dal suo legale, Enza Mollica, il camice bianco ha risposto alle domande del giudice e ha sostanzialmente respinto le accuse. Il medico avrebbe negato di voler uccidere i pazienti. Piuttosto, avrebbe detto di aver voluto «alleviare le loro sofferenze».

Leonardo Cazzaniga, 60 anni, ex vice primario del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, è accusato di cinque omicidi, quattro di pazienti ricoverati nel presidio nel quale il medico lavorava e l’ultimo del marito della sua compagna, Laura Taroni. L’infermiera deve rispondere invece della morte del coniuge, al quale avrebbe fatto assumere un mix di farmaci – convincendolo di avere il diabete – che lo avrebbe portato lentamente alla morte. A uccidere gli altri pazienti invece sarebbe stato un mix letale di medicinali somministrato in base a quello che è stato definito «il protocollo Cazzaniga».

Anna Campaniello

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