Memorie comasche di Carlo Porta

Carlo Porta

I centenari sono spesso occasioni di fermento culturale. Un rapido sguardo al calendario permette di elencare alcune ricorrenze significative anche per il Lario. Nel 2021 si ricorderanno i 200 anni dalla nascita di Gustave Flaubert e per l’occasione l’editrice lariana Ibis ripubblicherà i suoi esotici diari di viaggio. Per i 700 anni dalla morte di Dante sarà in campo anche il lariano Donato Pirovano, titolare della cattedra di Filologia dantesca all’Università di Torino. Popolo di navigatori e poeti, meno di romanzieri (a parte il Manzoni), l’Italia ha avuto nella commedia-tragedia umana raccontata come un romanzo in versi da Carlo Porta in milanese una punta di diamante. Che l’anno prossimo sarà giusto rileggere nel secondo centenario della morte dello «charmant Carline» come lo definì Stendhal. Grazie agli studi del filologo Dante Isella, somma autorità anche per lo scrittore comasco Carlo Dossi e amico dello scrittore lariano Carlo Linati, possiamo conoscere vari legami di Carlo Porta con il Lario che forse potrebbero motivare l’anno prossimo qualche iniziativa.
Fu spedita al fratello Gaspare da Turate, allora in provincia di Milano, la prima lettera che andò a comporre l’epistolario superstite dell’autore della Ninetta.
Che se la passerà poi «a meraviglia», complice l’amore per Luigia Mainardi detta Bigia, moglie dell’ingegnere Antonio Vertemati, a Blevio, sul Lago di Como, proprio nella villa dei Vertemati, la Malpensata. Da qui, in vacanza, Carlo scriverà al fratello Gaspare: «Mangio e bevo e mi diverto colla migliore compagnia del mondo». Corre l’anno 1803. L’anno seguente, da agosto a ottobre, Carlo è ancora a Blevio, anche per motivi di salute, in attesa di essere assunto nell’amministrazione pubblica.
Tornerà nel Comasco il 23 agosto 1806, per sposarsi a Carpesino di Erba, nella chiesa dei Tre Re Magi, con Vincenza Prevosti, vedova di Raffaele Arauco, che era stato ministro delle finanze della Repubblica Cisalpina ubicata in gran parte dell’Italia settentrionale sotto il controllo del generale Bonaparte. Come si legge nel “Meridiano” mondadoriano curato da Isella che riunisce l’opera poetica di Porta, le nozze sono celebrate da «don Giuseppe Nava che negli anni prossimi diventa uno degli amici più stimati dal Porta». La sposa, figlia di gioielliere con negozio in via Orefici e forte della pensione del marito defunto, possiede una villa ad Arcellasco, la Torricella, dove la coppia avrà spesso occasione di soggiornare.

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