Memorie lanzesi del letterato Giansiro Ferrata

Pochi ricordano che a Lanzo Intelvi riposa da trent’anni Giansiro Ferrata, critico e traduttore di vaglia e tra l’altro direttore della collana “Meridiani” di Mondadori. Fu tra i primi ad aver colto in Italia la grandezza dell’autore del romanzo Il pasto nudo William S. Burroughs, l’indemoniato esegeta del nostro tempo.

Ferrata aveva anche una passione di lungo corso per Carlo Cattaneo (affine in questo a Elio Vittorini), modello etico e politico al contempo, la cui influenza sugli italiani, scriveva nel 1942, «fu lungamente sminuita proprio dall’altezza, dall’eleganza di stile che lo resero quasi isolato, nella “politica” di una nazione appena risorta». Ferrata è stato anche il traduttore di Addio alle armi per Mondadori, con Puccio Russo e Dante Isella: «Ecco il libro che sarebbe stato più naturale, da una quindicina di anni – scrisse subito dopo la guerra – tradurre in italiano, ma fu altrettanto naturale di proibirlo», perché tratta l’Italia di Caporetto, «e non è guerra amabile la sua. È una guerra che si fa odiare».
Ferrata a Lanzo non fu presenza casuale, lo ricorda anche una targa apposta in suo ricordo dagli amici là dove amava soggiornare, in centro storico.

Riposa nella tomba di famiglia nel cimitero della località intelvese. Sì perché Ferrata a Lanzo è un cognome che conta, imparentato con quello dei Novi, che hanno dato molto all’arte. Si pensi a Vittorio Novi, erede a pieno titolo dei Magistri Intelvesi, scultore di successo a Zurigo, Parigi e anche a Bangkok, e ad Angelo Novi, il mitico fotografo di scena dei film di Pier Paolo Pasolini, Sergio Leone e Bernardo Bertolucci. Dell’albero genealogico scrive il fisico dell’Università di Pavia Adalberto Piazzoli nella sua informatissima cronologia Lanzostoria edita da Edlin di Milano.
Lorenzo Morandotti

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