L'addio della Comense. Meneghin: «Non mi aspettavo questa fine». Marzorati: «Più rispetto per lo sport»

L’addio della Comense alla serie A
Parlano i presidenti di Federazione e Coni regionale
«La cosa era nell’aria, ma non mi aspettavo che andasse a finire così». Parole di Dino  Meneghin, presidente della Federazione Basket, nel commentare la vicenda della Comense.
Perché quello che è accaduto nell’indifferenza generale sul Lario – la mancata iscrizione del più glorioso club italiano al prossimo campionato di serie A di basket femminile per mancanza di sponsor – ha sicuramente colpito chi ama lo sport dalla palla a spicchi, a  partire dal numero uno della Federazione nazionale, Dino Meneghin appunto.
«La situazione del nostro Paese
presenta una serie di squadre in difficoltà, sia nel settore  maschile che in quello femminile – dice ancora il presidente della Fip – Quindi prima di rilasciare dichiarazioni preferisco attendere il prossimo consiglio federale ». Ma sulla  Comense Meneghin dice: «Quello che è successo mi ha sorpreso. Certo, era in qualche modo annunciato, ma pensavo si arrivasse a una soluzione positiva. Invece non è andata così». Sull’argomento ci tiene a intervenire Pierluigi Marzorati, presidente del Coni regionale e  storica bandiera della Pallacanestro Cantù. «Prima di tutto la mia solidarietà va al presidente Antonio Pennestrì – spiega – che ha lasciato da signore. Ma la mia paura è che  quello della Comense non rimanga un caso isolato. E comunque è un caso simbolo, anzi, è l’inizio di un percorso che potrebbe fare molte vittime». «Il problema è che negli ultimi 30  anni ci sono stati troppi sprechi – aggiunge Marzorati – sono stati buttati via soldi a ogni livello e non si è costruito nulla per lo sport». Il presidente del Coni chiede più  considerazione. «E soprattutto rispetto per lo sport – aggiunge – perché, lo ribadisco,  quello che arriva dalla Comense è il segnale di un malessere che si è protratto nel tempo, con una società gloriosa come quella nerostellata che adesso ne paga le conseguenze». «Penso  alla scarsa considerazione che ha la politica per lo sport, che forma gli uomini di domani   dice ancora Pierluigi Marzorati – Per i comuni l’atten zione si limita alla fornitura di targhe per qualche premiazione e spesso l’assessore competente in realtà non capisce nulla  delle nostre problematiche. Invece gli impianti dovrebbero essere una parte rilevante nei piani regolatori: lo sport deve entrare nella pianificazione di una città. E in questa  situazione di poca considerazione succede anche che una squadra come la Comense sparisca».
Massimo Moscardi

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