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«Mense ai privati, non è deciso. Ma la questione va affrontata»

Ristorazione scolasticaIl vicesindaco: «Serve un confronto politico sui numeri»(e.c.) Rispetto alla certezza pressoché assoluta con la quale, lunedì sera, in consiglio comunale, il consigliere di Nuovo Centrodestra, Francesco Scopelliti, ha parlato di «esternalizzazione del servizio mensa», il vicesindaco e assessore all’Istruzione, Silvia Magni, è più cauta. Ma un punto unisce le due posizioni: l’esistenza effettiva del tema. O del problema, se la si vuole vedere in maniera diversa.D’altronde, i numeri “nudi e crudi” già segnalano l’imponenza della questione. A Como – per il servizio di ristorazione scolastica – sono attivi 17 punti di cottura degli alimenti, che vengono poi smistati in 39 differenti refettori.

Il che significa che ogni giorno il Comune di Como prepara direttamente 4mila pasti con un vero e proprio esercito di dipendenti. In totale, infatti, il personale di questo servizio arriva a quota 113. Numero che va suddiviso tra personale di ruolo (75) e personale a tempo determinato (38), suddivisi poi per “impegnative orarie” differenti (15 ore settimanali, 18, 24, 30 e 36).Decisamente notevole il costo del servizio, 2 milioni e 600mila euro annui, conteggiando ogni voce (costo del personale, derrate, stoviglia, vestiario, manutenzioni ecc). E notevole – sebbene meno clamorosa che per altri settori della stessa amministrazione comunale – la voce relativa alla morosità. Nel periodo luglio-agosto 2013, infatti, sono stati emessi da Palazzo Cernezzi solleciti di pagamento relativi all’anno scolastico 2012-2013 per 194mila euro. Ma, al 30 gennaio scorso, il residuo ancora da recuperare era già ridotto (il consuntivo ammontava a 93mila e 500 euro). Ovvero, non risultavano ancora aver pagato il dovuto 351 utenti su 4mila.Da queste cifre, dunque, parte il ragionamento del vicesindaco, senza particolari tabù. «Rispetto a quanto affermato dal consigliere Scopelliti – afferma Silvia Magni – la giunta non ha ancora preso alcuna decisione definitiva sulla eventuale esternalizzazione del servizio mensa per le scuole. Un passaggio che, tra l’altro, avrebbe prima bisogno di un confronto politico serio basato sui numeri, anche in sede di consiglio comunale». Una premessa chiara, che comunque non spazza del tutto via l’ipotesi che – con tempi e modi ancora da stabilire – Palazzo Cernezzi possa effettivamente cedere all’esterno il servizio.«Sicuramente la questione va affrontata – aggiunge il vicesindaco – ma bisogna farlo in maniera approfondita per valutare costi e benefici di tutte le possibilità in campo. Soltanto dopo si potrebbe definire con precisione la strada effettivamente praticabile». Un modo elegante per dire, insomma, che nella realtà l’opzione di cedere all’esterno la preparazione dei pasti esiste ma va ancora affrontata sul serio. «Magari – chiude la Magni – valutando prima una concentrazione dei punti cottura».

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