Mense, tutti alla “guerra dei legumi”

“C’è chi dice no” – Il dirigente Asl: l’obiettivo è l’educazione alimentare
Proteste per i doppi turni e per la qualità dei cibi trasportati
Che siano passati, accompagnati dalla pasta o in forma di polpetta, il risultato non cambia: i legumi non vanno proprio giù ai bambini delle scuole comasche e restano in gran parte nel piatto. Spetta proprio a questo alimento il primo posto nella hit parade dei menu meno graditi dai frequentatori delle mense scolastiche. Ribaltando la graduatoria, non c’è neppure bisogno di dirlo, i piccoli gourmet farebbero volentieri il bis di pizza, lasagne, pasta al pomodoro e gelato. La mensa è indubbiamente

uno dei principali argomenti di discussione nella maggioranza delle scuole, dagli asili alle medie. Negli ultimi anni, l’adesione al servizio è aumentata progressivamente. Per dare un’idea, basti dire che solo le mense gestite direttamente dal Comune di Como, nel corso del 2010 hanno erogato circa 583mila pasti con un costo medio di 4,67 euro ciascuno.
Quasi inevitabili le critiche sul servizio, che a Como riguardano principalmente la presenza nei menu di piatti sgraditi ai bambini, i doppi turni nei refettori e la qualità dei cibi trasportati, un problema che riguarda i plessi nei quali non è attiva una cucina interna. Nella maggior parte degli istituti oggi è presente una commissione mensa, un organismo con funzione di verifica e controllo composto da genitori e talvolta operatori scolastici.
Fabrizio Di Giulio è il referente della commissione mensa dell’istituto comprensivo Como Nord. «La valutazione generale è positiva sul fronte degli ambienti, dei refettori e delle cucine – dice – ma non si può dire altrettanto per il menu. Ci sono parecchi giorni nei quali è previsto solo un piatto principale a base di legumi, un alimento che purtroppo i bambini non gradiscono. Le famiglie devono insegnare una buona educazione alimentare, ma non è accettabile che ci siano giornate in cui fino al 70% del cibo viene buttato. E i bambini hanno ancora fame a fine pasto».
«Nei plessi nei quali non c’è la cucina interna i problemi sono molteplici – dice Adolfo Barone, rappresentante della commissione mensa dei plessi di via XX Settembre, Fiume, Briantea e Zezio – I piatti arrivano da fuori e, con i tempi di trasporto e distribuzione, la qualità non è certo la migliore. Anche la necessità di fare due turni è un grosso handicap per i bambini».
Patrizia Tettamanti rappresenta i genitori del plesso di Tavernola. «I menu a base di legumi e di verdura non sono adatti ai bambini – dice – I nostri figli poi lamentano anche porzioni scarse per i piatti che invece sono graditi. Ben venga l’educazione alimentare, ma se un bambino ha fame finisce che si rimpinza di merendine. A Tavernola poi c’è il problema del trasporto dei pasti, penalizzante soprattutto per pasta e risotti».
«I genitori sono molto attenti e facciamo il possibile per essere collaborativi e propositivi – aggiunge Fortunato Zullo – Le nostre non sono critiche a priori, ma i problemi ci sono e vogliamo risolverli. Tra le proposte che abbiamo fatto c’è far avere la frutta ai bambini per l’intervallo. Sarebbe una cosa molto positiva e stiamo facendo il possibile per raggiungere l’obiettivo».
Naturalmente, non è tutto negativo. «Mia figlia frequenta le elementari in via XX Settembre ed è molto soddisfatta del servizio mensa – dice Ivana Saulle – In casa le abbiamo sempre insegnato a mangiare di tutto e ora addirittura è lei che mi chiede di preparare anche a casa alimenti quali i porri o le barbabietole».
«Credo che il ruolo delle famiglie sia fondamentale nell’educazione alimentare – aggiunge Luigi Gabos – È importante abituare i bambini fin da piccoli a non disprezzare il cibo. È naturale che ci siano alimenti meno graditi, ma è bene che ci si abitui almeno ad assaggiare tutto».
I tagli al personale scolastico intanto preoccupano notevolmente i dirigenti, che temono per il prossimo anno di non poter garantire l’assistenza necessaria al momento del pasto.
«La preoccupazione c’è e nel mese di aprile abbiamo in programma un tavolo specifico con l’amministrazione comunale per fare il punto della situazione – dice Valentina Grohovaz, dirigente dell’istituto comprensivo di Como centro – Il rischio è di non avere personale sufficiente per garantire la sorveglianza delle mense quindi di essere costretti a ridurre il numero di alunni».

Nella foto:
Un gruppo di piccole alunne consuma il pasto di mezzogiorno al tavolo della mensa scolastica (foto Mv)

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