Meraviglie dell’India antica in scena al Museo di Mendrisio

Gajalakṣmī

Più di ogni altra civiltà, l’India ha posto al vertice di tutto la conoscenza. Con l’aggiunta di una condizione peculiare: che la conoscenza deve portare alla liberazione. Ma quali vie conducono ad essa? Molte le risposte, molte le vie – dalle Upanisad al Buddha – nella tradizione indiana. Uno studioso raffinato e profondo come Elémire Zolla ne indicò tre nel suo libro edito da Adelphi nel 1995 Le tre vie: il Vedanta, forse la più complessa e alta vetta metafisica dell’India; la bhakti («devozione»), via del cuore e dell’abbandono, dell’effusione mistica e lirica; e infine il tantrismo, paradossale, misteriosa e spesso equivocata via «dove l’infrazione della regola può diventare elemento intensificante, esaltante e, da ultimo, liberatorio» dice Zolla.
L’India è in effetti un prisma dalle molteplici facce. Culla di tre religioni – buddismo, induismo e giainismo – è anche un territorio ricco di divinità di molti tipi che rappresentano tante forze spirituali e il loro travalicamento.
Il loro significato viene continuamente rielaborato e cambiato.
Per tentare di avvicinare questo mondo così ricco di fascino e di mistero per il pubblico occidentale, e per farsene conquistare, è preziosa la mostra India antica. Capolavori dal collezionismo svizzero, visitabile al Museo d’Arte di Mendrisio in piazzetta dei Serviti 1 fino al 26 gennaio.
La mostra a cura di Christian Luczanits, tra i massimi esperti internazionali di arte indiana, sceglie una prospettiva ben definita per immergersi nel mare magnum culturale indiano, ossia si concentra proprio sulle trasformazioni che le divinità subiscono dalle loro prime rappresentazioni figurative fino alle loro espressioni esoteriche (tantriche).
Gli oggetti esposti – oltre 70 sculture di piccole, medie e grandi dimensioni – non pretendono di essere rappresentativi dell’arte antica indiana nel suo insieme, ma rappresentano comunque una straordinaria introduzione a vasto raggio sull’arte antica di una delle nostre più complesse e affascinanti civiltà. La scelta del curatore rispecchia quello che è l’interesse occidentale nell’antica arte indiana. Il percorso comprende sculture provenienti da diverse regioni dell’India, Pakistan e Afghanistan, coprendo un arco temporale di quattordici secoli, dal II secolo a. C. al XII secolo d. C. Si compone di nove capitoli: Metafore poetiche, Animali leggendari, Tradizioni a confronto, Storie narrate, Potere femminile, Elementi esoterici, Miracoli, Coppia divina e Divinità cosmica.
Tra i capolavori da non perdere, la statua della dea Parvati del XI secolo d.C., idealizzazione della bellezza femminile e tra i più spettacolari bronzetti per templi creati nella regione Tamil, nel Sud dell’India. Sintesi di bellezza sensuale e sofisticata eleganza, riccamente agghindata di gioielli, la conturbante divinità si tiene in equilibrio tenendo nella mano destra un fiore di loto.
La mostra si visita dal martedì al venerdì nei seguenti orari : 10-12 e 14-17; gli altri giorni 10-18. Riccamente illustrato il catalogo edito dallo stesso museo ticinese.

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