Mercati e nuove regole. Dazi: il Lario attende lo tsunami Donald Trump
Economia

Mercati e nuove regole. Dazi: il Lario attende lo tsunami Donald Trump

La politica di protezionismo del nuovo presidente Usa Donald Trump, potrebbe agitare i sonni degli imprenditori comaschi. Per ora, attendono sviluppi. E non è detto che siano tutti disastrosi. A segnalare perdite in termini di export per il settore moda, design e food italiano è stata di recente la società di consulenza e centro studi Prometeia per “Il Sole 24 Ore”, che parte da una simulazione delle tariffe doganali in vigore alla fine degli anni Ottanta.

Per i settori moda, cibo e legno-arredo del made in Italy, l’innalzamento delle barriere doganali annunciato da Trump potrebbe costare qualcosa come 345 milioni di euro. Sarebbe una stangata, il dietrofront sugli accordi internazionali di libero scambio. Gli ulteriori oneri doganali costerebbero all’intero sistema industriale italiano, secondo la statistica citata, quasi 800 milioni di euro.

«Attendiamo sviluppi – dice Enzo Fantinato della Cna di Como – Proprio settimana prossima, rispettivamente martedì e mercoledì, avremo incontri con le aziende del tessile e del legno-arredo per confrontarci su queste problematiche e verificare la tenuta del mercato all’inizio dell’anno nuovo. Certo, ci sono timori. È innegabile. Ma i proclami sono una cosa, le firme sui trattati sono altre. Di certo ci sono settori in cui chi non fa il 70% di export muore, perchè il mercato italiano è fermo». Per l’imprenditore lariano del legno Silvio Santambrogio, «è prematuro fare previsioni, si rischiano di fare pronostici poco precisi».

Ma l’Ad di Poliform Giovanni Anzani guarda rosa: «Arriviamo sul mercato Usa rivolgendoci a un ceto medio-alto, di conseguenza sarà poco influente l’aumento dei dazi. Chi soffrirà saranno i prodotti di basso costo e basso contenuto di tecnologia. Ma i nostri mobili sono al sicuro».

Anche per Fulvio Alvisi, presidente dell’Associazione disegnatori tessili lariana, il circolo potrebbe essere virtuoso, e non vizioso: «Vedremo come andrà a finire la guerra tra Usa e Cina, quella decisiva. Di sicuro le fasce di prodotto più alte avranno meno problemi. L’introduzione di misure protezionistiche da parte degli Usa deve incentivarci a produrre con più qualità e con sempre maggior rispetto delle regole etiche. L’importante è che non si generi nei consumatori un rifiuto acritico dei prodotti di importazione, che faccia di ogni erba un fascio. L’unica carta che il prodotto lariano ha per difendersi da misure daziarie di questa portata è valorizzare la qualità e la correttezza etica delle filiere. Le novità imposte da Trump potrebbero invitarci a essere consumatori e produttori più consapevoli, e farci capire che non sono le quantità e i prezzi bassi gli obiettivi primari. Primaria sarà sempre più la qualità di ciò che consumiamo».

29 gennaio 2017

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