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Mercato coperto, commercianti infuriati, lettera aperta contro questuanti e disperati

Non si può definire guerra tra poveri, né tantomeno rivolta di stampo razzista. Ma lo scontro aperto ieri dai commercianti del Mercato coperto di Como rischia comunque di diventare un gigantesco problema di convivenza sociale. Come testimoniano i toni esasperati utilizzati, ieri, nella lettera aperta inviata al sindaco Mario Landriscina, agli assessori Elena Negretti (Sicurezza) e Marco Butti (Commercio) e al comandante della polizia locale Donatello Ghezzo dalle imprese del mercato di via Mentana e via Sirtori, «in rappresentanza di 83 tra dipendenti, collaboratori e titolari».«Non possiamo ulteriormente tacere sulla situazione che è venuta creandosi in questi ultimi mesi – scrivono gli esercenti – Ci riferiamo alle persone che pernottano sulle scale del padiglione ex grossisti: l’odore dei bisogni corporali, le abluzioni pubbliche alla mattina, l’espletamento dei propri bisogni alla vista di tutti, le continue discussioni in cui veniamo purtroppo talora coinvolti si accompagnano a una generale sporcizia che viene lasciata, giorno e notte, alla visione dei cittadini e dei visitatori di questa città; la presenza dei questuanti, organizzata e con logiche di spartizione degli accessi al mercato, è costante e talora fastidiosa per talune insistenze, specie nei confronti di donne e ragazze. Diversi clienti ci hanno manifestato apertamente il loro disagio e qualcuno, purtroppo, ha già deciso di non frequentare più i nostri negozi».Questi i fatti, così come li riassumono nel loro documento i commercianti. Che aggiungono poi alcune considerazioni molto dure: «Noi ci guardiamo bene dall’entrare nel merito delle diatribe politiche cittadine e non giudichiamo le cause che portano molti ragazzi, per lo più di origine africana, a una vita così abbruttita e priva di speranza. Non è questo il nostro compito: le nostre considerazioni, da cittadini liberi e democratici, le affidiamo alle singole coscienze ed eventualmente al voto quando ci sono le elezioni. Noi dipendenti e titolari delle aziende concessionarie, riaffermiamo soltanto il nostro diritto a poter lavorare e a far crescere le nostre aziende in un contesto sereno, pulito e rispettoso della dignità di tutti. Da troppo tempo se ne parla ma non si agisce: è arrivato il momento di darsi una mossa!». Messaggio chiaro, rivolto in particolare a chi – in campagna elettorale e nei primi mesi della sua attività di amministratore pubblico – aveva cavalcato il tema, promettendo interventi definitivi e risolutivi. Evidentemente, la lettera dei commercianti del Mercato coperto evidenzia se non il fallimento di quelle politiche, quantomeno la loro insufficienza.Senza considerare quanto accade a poche decine di metri di distanza, sotto i portici della chiesa sconsacrata di San Francesco, un luogo tornato da settimane a fungere da dormitorio per molti senzatetto.«Purtroppo – dice il presidente di Confesercenti Como, Claudio Casartelli, principale fautore della lettera aperta – la situazione di conflitto sociale che si è venuta a creare nelle vie Mentana e Sirtori, attorno al Mercato coperto di Como, non è più sostenibile dagli operatori. Questi ultimi hanno sottoscritto un appello rivolto a Comune di Como, Caritas, Como Accoglie e agli altri soggetti coinvolti nell’assistenza ai senzatetto per risolvere le questioni che si sono trascinate per troppo tempo: deiezioni a cielo aperto, bivacchi sulle scale e attorno al mercato, questuanti molesti e organizzati. Crediamo che tutti i soggetti debbano fare la loro parte – aggiunge Casartelli – Lanciamo un appello alla Caritas diocesana affinché il già pregevole lavoro svolto nel fornire vitto e alloggio nelle ore serali a tanti italiani e stranieri in difficoltà si estenda al trasferimento di un minimo di senso civico e socio- comportamentale, al fine di facilitare la reciproca convivenza tra tutti i soggetti che a vario titolo frequentano la zona».In una nota congiunta, gli assessori Butti e Negretti hanno detto di «prendere atto delle criticità e delle difficoltà. Conosciamo la situazione e abbiamo già messo in atto alcune iniziative, anche per i portici di San Francesco. Il tema è molto delicato ma cerchiamo di trovare una soluzione che possa rasserenare gli animi».

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