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Mercato, un terzo dei commercianti è moroso. Confesercenti: «Il Comune deve intervenire»

Quasi 160mila euro di tassa del suolo non pagata nel 2018: 94mila tra gli operatori del mercato sotto le mura e 65mila euro tra chi vende al mercato coperto; 72, invece, i commercianti morosi, su un totale di 223, in pratica uno su tre. Sono i numeri che il Comune di Como ha reso noti in questi giorni e che il direttore di Confesercenti Como, Angelo Basilico, ha utilizzato ieri per denunciare una situazione a suo avviso non più sostenibile.«Comprendiamo perfettamente quanto pesino la crisi economica e la concorrenza feroce dei colossi online o della grande distribuzione – dice Basilico – le stesse concessioni non sono state rinnovate e quindi un imprenditore, un po’ per l’incertezza e un po’ per la scarsa liquidità, fa fatica a programmare investimenti. Ma il pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico al Comune di Como, da parte degli operatori del mercato mercerie e del mercato coperto, deve essere onorato, come fattore di unità del mercato e di rispetto verso gli operatori onesti che hanno provveduto al versamento».Non è giusto, dice chiaramente il dirigente di Confesercenti, che chi non paga la tassa possa continuare a occupare il suo spazio al mercato. Le cifre, peraltro, non sono stratosferiche: da 2mila a 3mila euro all’anno per il mercato coperto, a seconda della superficie del banco vendita, e da 1.200 a 2mila euro all’anno al mercato mercerie sotto le mura.«Mi dispiace dirlo, ma chi non paga è soprattutto straniero. È un fatto, spero che nessuno pensi che la mia sia una considerazione razzista – dice ancora Basilico, che poi aggiunge – ci domandiamo perché il Comune non prenda provvedimenti. A Lecco, dove governa il centrosinistra, ma anche a Mariano la polizia locale ha impedito agli ambulanti non in regola con il pagamento della tassa di occupazione di prendere posto al mercato. Ci vogliono segnali di chiarezza anche a Como, credo che si debba intervenire subito e con fermezza. Peraltro, noi pensiamo che sia giusto aiutare chi è in effettiva difficoltà: il Comune si è reso disponibile a concordare piani personalizzati e rateizzati di rientro. Nulla da dire al riguardo. Ma non possiamo tollerare chi fa il furbo. Anche perché la presenza dei furbi indebolisce l’ampio fronte degli operatori onesti che versa la tassa e avanza legittimamente richieste di investimento e migliorie del mercato all’amministrazione pubblica, a partire – conclude Basilico – dall’ormai necessaria revisione del regolamento comunale del commercio».

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