I personaggi del Corriere

Arturo Merzario, mezzo secolo di corse

Una vita in pista: carrellata di immagini
Trent’anni fa moriva Villeneuve. Il ricordo del pilota lariano che salvò Lauda
Scende dalla sua “500” Abarth sempre uguale a se stesso. Magro, minuto, straordinariamente vivace, l’inseparabile cappello da cow-boy e una passione per le corse che non lo abbandona mai, nemmeno adesso che si avvicina ai settant’anni.
Arturo Merzario, classe 1943, comasco di Civenna, è stato pilota di Formula Uno dal 1972 al 1979 e per un biennio ha guidato la Ferrari. Gli argomenti della nostra chiacchierata sono il trentennale della morte di Gilles Villeneuve, anch’egli corridore del
cavallino rosso, il salvataggio di Niki Lauda nel drammatico incidente del Nürburgring e il mezzo secolo in pista dello stesso Merzario, che si celebra proprio nel 2012.
Su quest’ultimo punto, però, non c’è verso di scucirgli molto. Anche se pare proprio che il prossimo 14 ottobre, giorno esatto del suo esordio a Monza nel 1962 a bordo di una Giulietta spider veloce, numero 300, in una gara organizzata dall’Aci Como, Merzario tornerà dove tutto iniziò. E anche noi incominciamo da qui.
Merzario, in cinquant’anni ne è passata di acqua sotto i ponti?
«Sì. E la cosa più positiva è che, al di là delle fortune e delle alterne sfortune, sono ancora qui. Per il modo in cui un tempo si svolgevano le corse, posso dire di essere quasi un sopravvissuto?».
Ha ancora progetti per il futuro?
«Io guardo sempre al futuro e la mia non è retorica. Di tanto in tanto rammento il passato, ma non vivo mai di ricordi. La mia filosofia di vita è non fossilizzarsi mai. I progetti scaturiscono così».
Qui Merzario sciorina un sorprendente elenco: il Campionato Lotus Cup, la Porsche Cup, gare storiche – già il 13 maggio, al Gran Premio di Montecarlo, con l’Alfa Romeo storica e ufficiale della scuderia del Portello («Avrò la soddisfazione di guidare l’Alfetta 8C condotta da Nuvolari nel 1935, una delle rarissime superstiti della scuderia Ferrari») – e poi la quarta edizione della Coppa Intereuropea a Monza dall’1 al 3 giugno. Ma, soprattutto, l’Auto Endurance Gt con Gt Brc a Monza. Tradotto, significa con carburante Gpl. «È l’uso dell’energia alternativa anche nelle corse. In generale, sta diventando un’esigenza economica – spiega convinto – e si avvia a uno sviluppo importante come energia del futuro».
Cos’è per lei la pista?
«La pista per me è la vita. Ho iniziato da ragazzo come spettatore».
Secondo argomento. L’8 maggio 1982, a Zolder, moriva tragicamente Gilles Villeneuve durante le qualifiche del Gran Premio del Belgio. Il pilota canadese era legato a Como: l’anno precedente, sul Lario, nello specchio d’acqua davanti a Villa d’Este, aveva vinto la gara di motoscafi per piloti automobilistici di Formula Uno voluta da Tullio Abbate, suo grande amico. Una mostra al Foro Boario di Modena, aperta fino al 10 giugno, ripercorre la carriera dell’estroso e sfortunato campione che corse dal 1977 al 1982: modelli Ferrari, caschi, tute, volanti, alettoni, ruote, immagini, filmati, interviste. Il figlio di Villeneuve, Jacques, divenne poi campione del mondo di Formula Uno.
Merzario, lei ha gareggiato per tre anni in Formula Uno con Gilles Villeneuve. Come lo ricorda?
«Quando debuttò come terzo pilota con la Mc Laren, al Gp di Silverstone, il team Merzario gli diede ospitalità nel proprio box. Subito, al pronti-via, incorse in un piccolo incidente. Un meccanico aveva lasciato cadere una penna biro nel motore della sua monoposto. Dopo il primo giro Gilles fu costretto a fermarsi, per ripartire dopo che fu trovata e tolta l’intrusa… A fine stagione fu ingaggiato dalla Ferrari e questo, più di ogni altra cosa, al di là della sua tragica fine, ne ha fatto un mito. Aveva il sorriso dell’imprudenza, prima di tutto verso se stesso. Questa sorta di irresponsabilità lo portava a fare in pista cose inumane?».
Terzo argomento. Il 1° agosto del 1976, Arturo Merzario salvò Niki Lauda al Nürburgring. La Ferrari dell’austriaco, che aveva preso il posto del comasco, prese fuoco in pista dopo che il pilota ne aveva perso il controllo, urtando il guardrail. Lauda uscì ustionato e sfigurato nel volto, ma salvo.
Lei si fermò, sfidò le fiamme, slacciò le cinture di sicurezza bloccate intorno al corpo di Lauda e lo tirò fuori dall’abitacolo. Cos’ha pensato in quel momento?
«Al Nürburgring, io portavo al debutto in Formula Uno la Wolf. Di quell’episodio posso dire: sono gesti che si compiono senza pensarci, anche perché avevo poco più di un secondo per farlo… Mi trovavo dietro Lauda. Sono cose che capitano… È finita bene. Dirò di più: paradossalmente avrei potuto subire una sanzione, perché mi bloccai proprio dove gli altri piloti potevano passare. E il codice etico impone di posizionarsi dove non si danneggiano gli altri…».
Le è capitato di rievocare quel drammatico incidente?
«Sì, l’ho rievocato assieme a Niki e a Bernie Ecclestone, grande manager della Formula Uno, nel trentennale dei fatti. Ci ritrovammo nel punto esatto dell’incidente sotto l’occhio delle telecamere della tv tedesca. Analizzammo e ricostruimmo l’accaduto. D’accordo con Ecclestone, per scherzo, a un certo punto io tirai fuori da un terrapieno un orecchio finto e lo porsi a Lauda. Era un modo per sdrammatizzare… Certo, a ripensarci, anche quella rievocazione dimostra come, a distanza di tempo, lo sport non sia più tale, ma soltanto business».

Marco Guggiari

Nella foto:
Arturo Merzario ritratto ieri a Como, nella sede del nostro giornale e dell’emittente televisiva Etv. A sinistra, durante l’intervista (fotoservizio Fkd)
8 maggio 2012

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