I messaggi nella notte ad amici e conoscenti. «Non ce la faccio più, brucio tutto». Poi il rogo
Cronaca

I messaggi nella notte ad amici e conoscenti. «Non ce la faccio più, brucio tutto». Poi il rogo

La storia di Faycal Haitot e dei suoi quattro figli piccoli, dai 3 agli 11 anni (Saphiria, Soraya, Sophia che si firmava Sofia all’italiana, e del più grande Siff, maschietto che tutti ricordano con l’immancabile pallone da calcio sotto braccio) ha scosso nel profondo la città di Como. Lo si capisce parlando con la gente, con chi quella famiglia la conosceva, osservando le testimonianze di cordoglio anche di chi invece non la conosceva ma che dedica un pensiero, un fiore, una foto. A Como, in via per San Fermo, venerdì mattina è successo qualcosa di troppo grande a cui è difficile – e forse anche scorretto – cercare di dare una spiegazione razionale.

Di certo di segnali ne erano stati lanciati molti e in diverse direzioni. I più drammatici sono quelli della notte precedente all’incendio. Alcuni difficili da capire. Altri più espliciti. Dal cellulare del papà partono foto, audio, testi indirizzati a diverse persone o gruppi. Le foto dei suoi bambini vengono mandate sulle chat dei genitori dei compagni di classe, un audio raggiunge un amico, un altro messaggio è per la presidente di una associazione che seguiva la famiglia. Il più drammatico è però quello che arriva in Brianza, a un avvocato amico di Faycal. “Non ce la faccio più, brucio tutto” avrebbe scritto il papà 49enne lasciando intendere quello che aveva intenzione di fare. L’avvocato però non legge il messaggio, il telefono è spento. Se ne accorge solo quando lo riaccende. chiama i soccorsi, avverte di precipitarsi in via per San Fermo ma è troppo tardi. Le fiamme stanno già divorando la casa di Faycal e dei suoi quattro bambini.

L’ami co sarebbe già stato sentito dagli uomini della Mobile che ieri hanno poi consegnato una relazione sull’incendio al sostituto procuratore di turno, il pm Mariano Fadda. Quest’ultimo ha deciso di non effettuare alcuna autopsia. Non c’era altro da scoprire. Tutto è fin troppo chiaro. Inutile martoriare ulteriormente quei poveri corpi. Anche la causa della morte è evidente: soffocamento in seguito alle esalazioni dell’incendio. Le fiamme non hanno fatto in tempo a raggiungere le vittime, chiuse in camera da letto. I vigili del fuoco sono arrivati prima. Ma la corsa disperata verso gli ospedali non è servita a evitare o quantomeno attenuare il dramma.

Faycal, se da un lato aveva mandato messaggi nella notte, dall’altro aveva pianificato tutto nel dettaglio. Le coperte e le lenzuola accatastate sulla porta di ingresso ad impedire l’intervento dei soccorsi, altri inneschi sparsi lungo il corridoio che portava alla camera, il liquido accelerante per permettere al rogo di correre veloce come la luce. Inutili le sirene, la corsa convulsa, il caos dei soccorsi. Ore di angoscia, poi solo il silenzio. Piovuto sulla città e su tutti noi.

22 Ottobre 2017

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