«Metà della popolazione giovanile ha problemi emotivi»

Il dato diffuso dai responsabili dei 12 Dipartimenti di Salute mentale della Lombardia
«La metà della popolazione giovanile ha problemi di natura emotiva. Non sempre la difficoltà sfocia nella patologia, ma la situazione non deve essere sottovalutata». Un appello accorato, lanciato ieri da Como dai responsabili dei 12 Dipartimenti di Salute mentale della Lombardia, riuniti per un convegno sul tema promosso dal Dsm del Sant’Anna, in collaborazione con i colleghi di Lecco.
Al corso – incentrato sul tema “Il trattamento precoce dei disturbi mentali gravi: la situazione attuale e le prospettive future” – hanno partecipato circa 200 specialisti lombardi. Per gli esperti del Sant’Anna è stata l’occasione per presentare un nuovo ambulatorio, destinato specificatamente al trattamento dei pazienti più giovani, a partire dagli adolescenti. La struttura, realizzata in via Varesina, dovrebbe aprire i battenti entro fine aprile.
Antonio Lora, direttore del Dsm di Lecco, ha sottolineato come un giovane su due sia alle prese con difficoltà di natura emotiva. «Non vogliamo certo dire che la metà dei ragazzi abbia un disturbo psichico – ha spiegato Claudio Cetti, direttore del Dsm del Sant’Anna – Senza dubbio, però, i problemi emotivi sono un problema da non sottovalutare. Parliamo di ansia, stress post-traumatico, aggressività o difficoltà a controllare la rabbia. Può capitare davvero a molte persone e diventa importante che non siano lasciate a loro stesse, che non si sentano sole ad affrontare la situazione».
Il Dipartimento di Salute Mentale del Sant’Anna ha in carico quasi 500 adolescenti e giovani dai 14 ai 30 anni. «È una fetta di popolazione che deve essere seguita – ha detto Cetti – Prevenire il disagio è molto importante per evitare la malattia. Si tratta di studiare un percorso personalizzato, caso per caso. In caso di necessità, si può procedere anche alla somministrazione di farmaci, ma l’aspetto primario è aprire una finestra di ascolto e di monitoraggio». Di prevenzione ha parlato anche Francesco Barale, direttore del dipartimento di Scienze sanitarie applicate e psicocomportamentali dell’Università di Pavia. «Esiste una fase che precede la patologia psichica, che di solito dura diversi anni, e nella quale è possibile intercettare situazioni a rischio – ha spiegato lo specialista – Il problema è il riconoscimento dei segnali senza rischiare di “psichiatrizzare” il disagio sociale o una condizione di sofferenza personale. Studi recenti dimostrano che è possibile, con un trattamento precoce, abbattere del 40% il rischio di evoluzione in psicosi conclamata di una situazione a rischio».

Anna Campaniello

Nella foto:
In molti, tra giovani e giovanissimi, a partire dall’adolescenza soffrono di disturbi dell’emotività (foto Fkd)

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