Metalmeccanica, cresce la cassa integrazione. I dati Fim Lombardia si riferiscono alla fine del 2018

La metalmeccanica in crisi

I deboli segnali di ripresa lanciati dall’industria metalmeccanica lombarda nel primo semestre 2018 invertono la marcia.
A fine anno, nonostante un calo del numero delle aziende colpite dalla crisi (259, -20%), si è registrato un aumento del numero di lavoratori in cassa integrazione, sia ordinaria (7.698 contro 6.402) che straordinaria (1.526 contro 1.190). Complessivamente, sono ben 9.647 (+14,19%) i lavoratori coinvolti da situazioni di crisi nel semestre, 2000 quelli colpiti da cassa straordinaria e chiusure. I territori maggiormente coinvolti nel semestre sono Milano (33%), Brianza (18%), Varese (10%), Cremona (9%) e Lecco (9%). Seguono Brescia e Como con il 5% circa e poi gli altri territori.
Lo evidenzia il 46esimo Rapporto sulle situazioni di crisi dell’Osservatorio della Fim Lombardia, relativo al secondo semestre 2018. «È in atto una riduzione degli organici senza previsioni di sostituzioni dei dimissionari e dei pensionati – sottolinea Andrea Donegà, segretario generale Fim Cisl Lombardia – Il nostro timore è che le imprese possano utilizzare Quota 100 e il decreto dignità riducendo gli organici a costo zero senza creare nuove occasioni di lavoro». È in decremento il ricorso alla mobilità (-48,57% le aziende interessate e -50,60% i lavoratori coinvolti). Il numero delle imprese interessate da procedure di mobilità scende infatti a 18 dalle 35 dello scorso semestre. I licenziati vanno a quota 423 dai 856 dell’ultima rilevazione.

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