Metalmeccanico, crisi senza fine. A rischio 1.200 posti di lavoro

In Lombardia Como è la provincia con più esuberi dopo Milano
Metalmeccanico in crisi. Il settore principale dell’economia lariana, comparabile – per fatturato e occupazione – solamente al tessile, rischia di lasciare a casa 1.200 dipendenti.
Un numero impressionante, un’emorragia occupazionale così vasta da assumere i connotati di un’emergenza sociale. Non è più, o non solo, un problema di mercato del lavoro: se oltre mille persone si dovessero trovare nel giro di uno, due anni al massimo, senza reddito, le ricadute sulla società sarebbero

allarmanti.
Eppure, il dato non è una previsione approssimativa o una misura a spanne. È la somma degli esuberi dichiarati dalle aziende comasche: la Fim, federazione della Cisl che segue le aziende metalmeccaniche, ha sommato i numeri delle principali crisi aziendali del territorio lariano. Ne risulta che 1.200 dipendenti sono “di troppo”, per i volumi d’affari falcidiati dalla crisi. Il sindacato mette in fila anche i nomi delle aziende più note: Sisme, Afl, Isotta Fraschini, Dell’Orto, Glaston. Sono alcuni esempi, ma l’elenco è lunghissimo.
Stando al “Rapporto straordinario sull’Osservatorio della crisi e dell’occupazione”, presentato settimana scorsa dalla Fim Cisl regionale, in tutta la Lombardia la situazione è simile. «Il settore metalmeccanico continua a essere coinvolto da profondi processi di crisi e di ristrutturazione – si legge nel documento del sindacato regionale – Stanno emergendo diverse situazioni aziendali irrisolte con gravissime ripercussioni sull’occupazione e le condizioni sociali di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie».
A preoccupare non è tanto la cassa integrazione ordinaria, usata dalle aziende per far fronte a un calo temporaneo di ordini e di fatturato, quanto il flusso continuo di richieste di cassa straordinaria, strumento che indica crisi permanenti, strutturali. E che spesso rappresenta l’anticamera dei licenziamenti.
«L’elemento più rilevante è la persistenza dello zoccolo duro della cassa integrazione straordinaria e della mobilità che, pur mostrando un lieve rallentamento, confermano la difficoltà occupazionale dell’industria metalmeccanica. I dati – continua la Fim Lombardia – evidenziano segnali allarmanti della difficoltà dell’industria e dell’emergenza occupazionale che investe il comparto metalmeccanico. Cassa integrazione straordinaria e mobilità coinvolgono importanti aziende e settori, con l’espulsione dal processo produttivo di migliaia di lavoratori. Numerose sono poi le aziende a rischio chiusura».
Le analisi danno un quadro d’insieme, ma solo leggendo i numeri ci si rende conto delle proporzioni della crisi. In una tabella, la Fim Cisl Lombardia ha elencato le vertenze più significative delle aziende metalmeccaniche della regione. Ne risulta che, su 5.008 esuberi totali annunciati dalle imprese, 1.200 arrivano dalla provincia di Como. E sono 1.200 persone, precisa il sindacato, che rischiano di perdere il lavoro. Nessun’altra provincia – escludendo Milano – è nelle stesse condizioni. A Bergamo, territorio storicamente più “metalmeccanico” di Como, gli esuberi sono 1.100. A Brescia non arrivano a quota 700. A Lecco 240, a Varese 733. Nel primo semestre 2011, scrive la Fim, a Como 79 aziende risultavano in crisi. In totale impiegavano 2.236 dipendenti, dei quali 1.147 in cassa ordinaria, 631 in cassa straordinaria e 62 in mobilità.
Nessuna ricetta, dal sindacato lombardo, ma una serie di richieste: finanziamento dalla Regione della cassa in deroga (soprattutto per le piccole aziende) anche per il 2012, garanzia di aggancio alla pensione per i dipendenti in mobilità e copertura economica dei contratti di solidarietà, un ammortizzatore sociale che consente di “spalmare” il minor lavoro su tutti i dipendenti senza grosse perdite di reddito, poiché l’80% delle ore non lavorate viene reintegrato dall’Inps.

Andrea Bambace

Nella foto:
Uno striscione appeso ai cancelli della Sisme di Olgiate Comasco, azienda metalmeccanica dove 300 dipendenti rischiano il posto (Fkd)

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