Mezzegra ’45 – Mussolini e Petacci. Foto che dividono

Il dibattito sulla fine del fascismo – Storici a confronto dopo la proposta di collocare le immagini del duce e dell’amante all’ingresso di Villa Belmonte
Come era prevedibile – la guerra civile evidentemente pare non abbia ancora seppellito le asce dalle parti del Lario – fa discutere la decisione presa ufficialmente dal Comune di Mezzegra, dove Benito Mussolini e Claretta Petacci vennero fucilati dai partigiani il 28 aprile 1945. I loro volti, lo ha deciso il Comune, saranno posti in fotografia su una lastra di marmo bianco, con i rispettivi nomi, sul cancello di Villa Belmonte a Giulino di Mezzegra, là dove la versione ufficiale vuole sia
avvenuta l’esecuzione del duce e dell’amante in fuga con lui.
In questo modo la maggioranza di centrodestra di Mezzegra, guidata dal sindaco leghista Claudia Lingeri, ha assecondato la richiesta dell’Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana. La quale, con una lettera firmata dal quasi centenario presidente Mario Nicollini, irriducibile cultore delle memorie fasciste sul lago, ha precisato che nelle foto prescelte «il duce è in abiti civili e l’obiettivo è rappresentare un ricordo storico di Claretta».
Di fatto, nello scorso fine settimana, alla notizia della decisione del Comune, già l’Anpi, l’associazione partigiani di Como, aveva pesantemente contestato tale decisione. E ora gli studiosi dicono la loro sul caso.
Per lo storico milanese Luciano Garibaldi, che sui fatti di Dongo ha scritto molto, invece è l’Anpi lariana a essere in errore. «Sono indubbiamente d’accordo con quanto deciso dal Comune di Mezzegra – dice Luciano Garibaldi – e credo che sia assurdo opporsi alla decisione del sindaco, che è fino a prova contraria padrone a casa sua. Come lo è l’Anpi nella sua. Del resto, non mi pare si voglia mettere in mostra una foto di Mussolini trionfante, con il braccio teso nel saluto romano. Saranno foto commemorative, con i soliti volti che conosciamo dai libri di storia. In conclusione – dice Garibaldi – trovo ridicolo sollevare oggi una polemica così sterile. Capirei solo se la decisione fosse venuta da un privato, ad esempio dal proprietario della villa sul cui cancello saranno apposte le foto commemorative. Ma dato che siamo di fronte a una decisione che ha preso il sindaco, e cioè la maggioranza della comunità di Mezzegra regolarmente eletta, non trovo nulla da obiettare. Non è il caso di sollevare un’altra guerra civile a suon di scartoffie. Siamo nel pieno diritto di agire da parte del primo cittadino».
Luciano Garibaldi poi ricorda che l’ultimo numero della rivista “Storia in rete” – che ha contribuito a fondare e su cui ha attualmente una rubrica fissa di dialogo con i lettori – ha ribadito l’esigenza di creare un “museo del fascismo”. «Come scrive sulla rivista Emanuele Mastrangelo – dice – è arrivato il momento a 150 anni dall’Unità d’Italia e a 66 dalla fine del ventennio, di mettere il fascismo in un museo e ricucire così la storia nazionale. Senza dimenticare che un museo diffuso dell’ultima guerra sul Lario porterebbe anche benefici turistici».
Garibaldi, tra l’altro, uscirà a fine febbraio con la seconda edizione di Perché uccisero Mussolini e Claretta: «Il saggio – anticipa – sarà supportato da documenti inediti dell’Archivio Miliare di Roma e dall’archivio dello Stato Maggiore dell’esercito».
Di tutt’altro avviso è Giorgio Cavalleri, storico e giornalista comasco, autore di numerose pubblicazioni dedicate alla lotta partigiana e agli ultimi momenti del fascismo nel territorio lariano, tra cui Ombre sul lago (Piemme, 1995). È convinto che Mussolini e la Petacci siano stati uccisi dal partigiano Michele Moretti (Abbondino d’Oro 1993 del Comune di Como). «Voglio sperare che la decisione del Comune di Mezzegra sia stata dettata da sentimenti di pietà per due persone uccise, ma la trovo comunque una scelta imprudente – commenta – Parliamoci chiaro, al di là del rispetto per la fine tragica di due esseri umani, va detto che Mussolini è storicamente responsabile di vergogne come le leggi razziali e le migliaia di morti di soldati al fronte. Sarebbe già sufficiente ricordare Mussolini e la Petacci con il loro nome su una lapide o una croce. Io non ci avrei aggiunto alcuna immagine che, anche oggi, assume il significato di un gesto di propaganda. Si è già tentato in passato di mettere foto del duce e della Petacci, ma ora questa decisione ha l’ufficialità». E conclude: «Lo ripeto, massima pietà e rispetto per i morti, ma non dimentichiamoci mai chi è stato Benito Mussolini».
Ieri anche un politico, il consigliere regionale del Pd, Luca Gaffuri, ha voluto commentare la proposta di Mario Nicollini: «Indicare il luogo nel quale si è svolto un fatto storico come la fucilazione di Mussolini e Claretta Petacci non costituisce un problema – ha sottolineato – La perplessità nasce dal fatto che, ad avanzare la richiesta, siano organizzazioni che si richiamano alla Repubblica Sociale».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Il cancello di Villa Belmonte, a Mezzegra. Sulla destra saranno posate le fotografie

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