Mezzo secolo in cornice

Tesori lariani – Parla la direttrice del museo della città brianzola che custodisce preziosi reperti dalla preistoria all’età moderna
Il Museo di Erba compie 50 anni. La collezione ha il pregio di richiamare aspetti molto significativi della storia locale, e località che sono celebri oltre i confini dell’area brianzola. Sono qui conservati resti dell’orso delle caverne rinvenuti nella grotta del Buco del Piombo, la stessa che ha restituito i reperti ossei dell’antico plantigrado oggi conservati al Museo di Storia Naturale di Milano. Altro illustre esempio è la spada longobarda recuperata in una tomba venuta alla luce durante lavori stradali nei pressi del Castello di Casiglio, la cui impugnatura presenta una decorazione argentea di rara e raffinata tecnica.
La nascita di un museo a Erba si deve innanzitutto alla volontà ed all’impegno di Fernanda Isacchi, insegnante, studiosa, appassionata ricercatrice delle tracce del passato nel suo territorio.
Le collezioni che hanno connotato inizialmente il museo si presentavano abbastanza eterogenee, comprendendo sia elementi locali sia altri reperti provenienti da zone più lontane. L’attuale direttrice del museo, Barbara Cermesoni, precisa i caratteri attuali della raccolta: «Oggi la sistemazione del nostro museo si caratterizza per l’esposizione di pezzi di epoca diversa, ma tutti riferibili al territorio di appartenenza del museo stesso. Questa scelta connota le nostre collezioni con una fisionomia specifica, tanto più interessante per l’aspetto diacronico, che documenta attraverso i reperti l’evoluzione storica della zona».
Quali considerazioni possiamo fare attualmente circa la fruizione da parte del pubblico?
«L’apertura ai visitatori è tre giorni la settimana, o su appuntamento», spiega la direttrice. «Le visite riguardano sia singoli privati sia gruppi. Un’attività di particolare interesse e di notevole afflusso coinvolge le scolaresche, per le quali abbiamo predisposto laboratori didattici abbinati alla visita: coinvolgiamo da 15 a 20 e più classi ogni anno».
Una buona risposta registrano nel corso dell’anno anche le numerose conferenze, dedicate a temi inerenti le collezioni museali e la storia del territorio, che richiamano la partecipazione di un buon numero di cittadini.
La fondatrice del museo fu Fernanda Isacchi, che si impegnò molto per la realizzazione della struttura, che inizialmente fu ospitata in un locale della sede municipale di via Mainoni, per poi trovare una collocazione ufficiale nella Villa comunale di Crevenna. Il Museo di Erba, di piccole dimensioni, si affianca alle moltissime collezioni locali presenti sul territorio italiano, contribuendo alla fisionomia dei rispettivi territori: «Si tratta di preziose testimonianze di un passato che ci riguarda da vicino e lascia le sue tracce fino ai nostri giorni – commenta Barbara Cermesoni – anche se i problemi sono inevitabili per le limitate possibilità offerte dalle risorse e dal prevalente interesse locale».
Nell’ottica ormai diffusa di un’integrazione fra le offerte culturali, l’idea di “fare rete” con le diverse realtà del territorio appare imprescindibile. A questo proposito, la direttrice ricorda: «Tra le prossime attività del museo, poiché esso fa parte del Comitato Tecnico della Riserva Naturale Regionale Valle Bova, ci sarà anche quella di gestione delle attività didattiche della Riserva stessa».

Giuliana Panzeri

Nella foto:
Il Buco del Piombo in una celebre stampa dei viaggiatori tedeschi Friederich e Carolina Lose (1820)

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