«Mi sentivo soffocare, loro ridevano». Nelle carte il racconto della 16enne vittima della violenza

Il carcere del Bassone

«Mi sentivo soffocare, braccata e non riuscivo né ad urlare né a piangere». Parole contenute nell’angosciante racconto della 16enne vittima delle violenze sessuali di gruppo avvenute in una casa di Cantù il 14 luglio del 2018. Per quel brutale pomeriggio, in cui per tre ore la minorenne e tre sue amiche furono in balìa di quelli che erano stati loro amici (anche se la vittima della violenza è solo la 16enne), cinque giovanissimi sono stati arrestati e hanno iniziato a rispondere alle domande dei giudici negli interrogatori in corso al Bassone e nel carcere di Varese. Ieri è toccato ai tre maggiorenni (18, 19 e 19 anni), mentre oggi sarà la volta dei minorenni che sono al Beccaria. «Cercavo di liberarmi – raccontava la ragazza agli inquirenti – Muovevo le gambe ma inutilmente. Nessuno ha detto “lasciatela stare”, ero come persa e lasciata sola».
E ancora: «I ragazzi nel frattempo ridevano fra loro e continuavano a fare i comodi loro». La Procura di Como – pubblico ministero Giuseppe Rose – e quella dei Minori di Milano, contestano ai cinque sospettati la violenza sessuale in concorso ma anche il sequestro di persona, le lesioni e – per i due minorenni – anche la detenzione di una modica quantità di marijuana che fu offerta (e rifiutata) alle ragazze.
Gli arresti – in esecuzione della doppia ordinanza di custodia cautelare – sono stati eseguiti all’alba di giovedì al termine di una indagine condotta dai carabinieri della stazione di Rebbio. Furono loro, infatti, ad apprendere dell’accaduto un giorno e mezzo dopo i fatti, iniziando subito ad indagare e a ricostruire quanto accaduto nella casa di Cantù.
Deposizione, quella della vittima, che è stata riscontrata perfettamente anche da quanto riferito dalle amiche.
Tutto – nei racconti delle quattro minorenni – è sovrapponibile. Anche le lesioni per i morsi al seno, alla schiena e a un polpaccio.
L’amica «era molto scossa», «non piangeva ma si vedeva che le era successo qualcosa».
«Sul bus mi ha mostrato i lividi che aveva sul corpo provocati dai morsi».
Un pomeriggio da incubo, che ha riportato d’attualità l’argomento dei reati commessi da giovanissimi, pochi giorni dopo l’ondata di arresti (ben 17) che avevano riguardato la baby gang di Como.

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