Michelangelo Salvatore, quando l’arte è un’icona “pop”
Cultura e spettacoli

Michelangelo Salvatore, quando l’arte è un’icona “pop”

Un dipinto di Michelangelo Salvatore Un dipinto di Michelangelo Salvatore

Chi per vacanza o per lavoro si trovi a passare in Campania, metta in agenda una puntata al museo “Frac” di Baronissi, un’istituzione permanente senza fini di lucro al servizio della comunità, aperta al pubblico, che ha come proprio fine quello di favorire un’ampia catalogazione della ricerca e della sperimentazione dell’arte contemporanea al fine di promuovere e sviluppare la cultura come fattore d’identità.   Il patrimonio del Frac è costituito da opere pittoriche, scultoree, grafiche, fotografiche, digitali e multimediali. Quello che potrebbe essere, e ancora non è per mancanza di progetti, fondi e di un curatore, la Pinacoteca civica di Como, che ha pure collezioni importanti come quelle di Antonio Sant’Elia, dell’Astrattismo lariano e di Ico Parisi. A Baronissi da domani fino al 17 giugno esporrà un comasco, Michelangelo Salvatore, di origine salernitana come il padre Nicola che ha a lungo insegnato a Brera.

Michelangelo espone la personale “Portraits&Dreamers” che propone un’ampia selezione di dipinti realizzati in questi ultimi dieci anni. La mostra presentata in catalogo (pubblicato da Gutenberg Edizioni) da Massimo Bignardi e Marcella Ferro, ricompone le esperienze che l’artista ha riassunto in due grandi serie che, dal 2010, giungono alle recenti tele: la serie dei ritratti  e quella dei sognatori.

“Michelangelo Salvatore – scrive Bignardi – ha scelto di riconsiderare, ulteriormente, il valore del ritratto, partendo dal dettato espressivo che è proprio del colore. Riprende i suggerimenti che Matisse e Derain, condivisero con altri pittori attivi nella Parigi dei primi anni del XX secolo. L’idea è quella di mediare tra lo sguardo e l’intuito servendosi dell’energia che il colore possiede e con il quale distorce la figura. Infine trova un ulteriore varco nell’idea di movimento che fa fluttuare la figura nel campo pittorico, riprendendo una pratica compositiva che Andy Warhol aveva esplicitato nella serie dei mitos. Michelangelo rifiuta, però, il fondo fotografico sul quale l’artista statunitense interveniva: la sua è una pittura/pittura, piatta ma densamente data dalla gestualità della mano”. Interessante il percorso ironico con cui Michelangelo realizza originali ritratti di maestri del passato come Picasso e Mirò ma anche di contemporanei come Marina Abramovic, Maurizio Cattelan ed Enzo Cucchi.

 

17 maggio 2018

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Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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