Michele De Lucchi ospite al liceo artistico “Melotti”

Michele De Lucchi con una delle incisioni realizzate per l'atelier Lithos di Como

«Come gestire la complessità senza perdere la ricchezza delle singole individualità e mettere insieme il tutto in modo trasferibile e utilizzabile?» Domanda epocale, che Michele De Lucchi, architetto e designer di fama internazionale, ha lanciato online ieri a un centinaio degli studenti del liceo artistico “Fausto Melotti” di Cantù nel corso di una lezione organizzata nell’ambito del ciclo “Le officine dei sensi” a cura di Daniela Cairoli e Alfredo Taroni, La risposta data da De Lucchi è stata netta: «Partite dall’immaginazione, potenza immensa a portata di tutti. Gli oggetti stanno sempre più trasformandosi grazie al digitale, e così le nostre vite. Ma non dobbiamo mai smettere di lavorare nell’utopia, nell’immaginario per creare modi migliori. Per questo rispetto e venero maestri come il comasco Antonio Sant’Elia con le sue architetture futuriste utopiche che hanno ispirato tanti dopo di lui».

Michele De Lucchi è un erede della tradizione umanistica, poeta del progetto che va oltre la tecnica per abbracciare la poesia e la filosofia, un Leonardo dei nostri tempi in chiave ecologica che fa meditazione due volte al giorno, sul modello del regista David Lynch.
De Lucchi invita a tornare al senso, molto brianzolo, del “fare”: «Mio padre faceva l’estimatore d’arte – ha ricordato De Lucchi – Quando aveva in mano un oggetto sapeva farlo parlare, Occorre valutare ogni cosa dal potenziale di empatia che sa esprimere con ciò che la circonda. Non siamo isole, e la pandemia ce lo ha confermato in modo drammatico. Siamo produttori di senso se ci mettiamo in connessione con il mondo».

Acutamente Daniela Cairoli ha citato il poeta francese Charles Baudelaire e le sue celebri “corrispondenze” che suggeriscono come ogni elemento del creato sia connesso all’altro da reciproci legami. «Il poeta dei Fiori del male aveva perfettamente ragione – ha commentato De Lucchi – Tutto è connesso, oggi più che mai e ce lo dice anche la fisica quantistica e questo mondo di relazioni può emergere non solo con la ragione ma soprattutto grazie alla nostra immaginazione che ci spinge a desiderare, a fare, a sognare che le cose siano migliori su questo pianeta su cui poggiamo i piedi. Dal più piccolo fotone fino all’uomo, la relazione, la connessione è la cosa più importante. Se preso singolarmente il fotone non sa emettere luce. Lo fa in relazione agli altri fotoni. E questo vale per l’umanità, per l’equilibrio ecologico del pianeta. Io vivo ad Angera, ma non mi limito ad Angera, mi apro al mondo, ai saperi, alle conoscenze, ogni momento che posso. Vitruvio disse che per disegnare un tetto devi sapere di astronomia. Verissimo, Pensate che meraviglia di poesia e di evocazione è questa frase. Devi sapere contemplare cosa c’è sopra la tua creazione, sopra il tuo tetto, altrimenti tanto vale che ti rifugi sotto in albero o in una grotta se pensi alla mera funzione».

Per De Lucchi, che lavora quotidianamente con Internet e i mezzi grafici informatici, il disegno è fondamentale. E ha realizzato in diretta per il liceo Melotti un disegno esplicativo della sua filosofia, durante la lezione online. Un’auto che va a benzina, e produce inquinamento, e dall’altra parte un’auto che va a idrogeno, e produce vapore acqueo con cui si fa fiorire un deserto. In mezzo, l’umanità in cammino. «Ecco, noi siamo questo, siamo una specie in transizione, e proprio il disegno ci aiuta, come tecnica, a rappresentare in modo rapido ed efficace quelle connessioni di cui parla Baudelaire nella sua poesia. Partiamo da un mondo che consuma e rovina l’ambiente e siamo orientati verso un mondo di speranza e condivisione dove possiamo trasformare deserti in orti. Io ho imparato da studente l’architettura pensando che fosse costruire muri, ma è una assurdità. Dovremmo abbatterli. Questo per dire che in questa fase di transizione, in questo cammino, ci sono tante cose che abbiamo imparato e acquisito ma che dobbiamo lasciar perdere, abbandonare, trascurare. Il muro deve essere una pelle delicata che ci difende ma niente di più. non una barriera che ci divide perché abbiamo paura che là fuori ci sono solo malviventi e virus come il Covid 19. Io penso che il futuro sia una casa modulabile, che ripara quando serve ma è anche aperta al mondo, intima e connessa, luminosa e trasformabile. Al Politecnico insieme al mio collega Andrea Branzi proponiamo temi di lavoro molto concettuali, per aprire la cultura del progetto al mondo e ai suoi problemi: l’eros, la morte, la ribellione, la povertà. Non potevamo esimerci quest’anno da proporre un tema forte e attuale come la parola “contaminazione”. Che non significa solo infezioni, virus ma appunto anche l’arte della connessione. Viviamo immersi in un continuo processo di ibridazione, di influenza reciproca. di impollinazione. Che ci riguarda tutti, dal cibo ai luoghi che abitiamo. Con l’immaginazione, arriveremo a un mondo dove l’interazione tra le discipline ci farà capire come usare la gran massa di saperi che abbiamo accumulato e di cui abbiamo esperienza. Perché lo ripeto la ricerca più essenziale non la facciamo coi sensi ma con la nostra capacità di immaginare. E io per il futuro non sogno un cupo mondo distopico, alla Blade runner, ma un mondo migliore di gente felice che sta bene che è contenta e non deve costantemente entrare in guerra».

Prossimo ospite del ciclo “L’officina dei sensi” sarà il 7 aprile lo scrittore comasco Andrea Salonia.

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