Microplastiche, Lago di Como maglia nera

Lago di Como, panorama

Lago di Como invaso dalle microplastiche.
Lo dicono i risultati dei campionamenti effettuati nelle scorse settimane dai ricercatori dell’Agenzia Nazionale per l’Energia e lo Sviluppo (Enea) ni collaborazione con i volontari della Goletta Verde di Legambiente.
Le indagini nelle acque del Lario hanno riguardato la parte settentrionale del bacino e hanno avuto un esito a dir poco allarmante. La densità media riscontrata di microplastiche (ossia le particelle di plastica con dimensione inferiore ai 5 millimetri) è stata infatti di 157mila unità per chilometro quadrato, con un picco di oltre 500mila nel tratto che separa la sponda lecchese di Dervio da quella comasca di San Siro, all’altezza della storica torre di Santa Maria Rezzonico.
Il fenomeno, a detta degli esperti, è molto grave. Come si legge nel rapporto pubblicato online sul sito di Legambiente, «le microplastiche derivano dalla disgregazione dei rifiuti dispersi nell’ambiente ma possono avere anche una diversa origine. Si tratta, ad esempio, di pellets da pre-produzione industriale, fibre tessili dalle lavatrici o microsfere utilizzate nella cosmesi. Le conseguenze della loro presenza negli ambienti acquatici sono diverse».
Se ingerite dai pesci possono provocare una sensazione di «falsa sazietà» che porta la fauna ittica a non nutrirsi. E il loro accumulo nella rete alimentare può portare all’assorbimento nell’organismo umano delle sostanze inquinanti.
In pratica, le microplastiche inquinano il pesce e, di riflesso, anche gli uomini che quel pesce dovessero mangiare.

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