Migliore chef russo, il comasco Vittorio Soverina in giuria

Vittorio Soverina

In giuria nel concorso che ha eletto il migliore chef della Federazione Russa. Nuova soddisfazione per il comasco Vittorio Soverina, 44 anni, che nell’occasione ha rappresentato l’Italia.
Soverina, originario di Ponte Lambro, è da ben 19 anni in Russia, nella città di Ekaterinburg, dove è executive chef di due ristoranti, il “Dolce vita”, quello in cui ha iniziato la sua esperienza e “Le grand café”, ispirato alla tradizione francese.
L’evento si è svolto nella città di Perm, in cui, tra l’altro, fu ambientato il romanzo “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak.
Soverina è stato impegnato con gli altri giurati in tre giornate «che sono state molto intense», spiega. Il nome della manifestazione era “Chef Legend”, organizzato con il patrocinio della “World Association of Chefs’ Societies”, ente che impone parametri molto severi, compresa la presenza nella commissione esaminatrice di due esponenti internazionali. Uno era appunto il comasco.
«Sono stato invitato dal presidente Viktor Borisovich Belyaev – racconta Soverina – che mi ha esposto il suo progetto. Ovviamente ho dato volentieri la mia adesione: sono stato a fianco dei migliori esperti di cucina del Paese: sicuramente una bella soddisfazione personale. parlare la stessa lingua gastronomica con personaggi di quel calibro è motivo di gioia e orgoglio».
Lo chef lariano è peraltro molto popolare in Russia e – anche se non ha mai perso la sua umiltà – ha tutti i titoli per fare parte dell’élite nel suo settore; viene spesso invitato a programmi televisivi, oltre a essere testimonial negli spot dei ristoranti in cui è operativo.
L’evento di Perm, come detto, è andato avanti per tre giorni e ha riguardato la cucina a 360 gradi. Si premiavano, ad esempio, oltre al miglior cuoco, servizio sala, caffetteria, i sommelier. In totale i concorsi erano 12; Soverina ha valutato anche gli chef Junior (Under 23) e i piatti regionali.
La vittoria finale è andata a Alexandr Zozulya, giunto dalla città di Barnaul, in Siberia, che ha presentato piatti freddi a base di coniglio e di un pesce paragonabile al nostro lucioperca.
Vittorio Soverina, infine, si concede una riflessione sulla gastronomia del Paese in cui vive da quasi due decenni. «La cucina russa? Non esiste in realtà; ha subìto influenze di qualunque tipo: francese, caucasica, asiatica e italiana, soprattutto. Non c’è un piatto tipico russo. Anche la zuppa più famosa, di barbabietola con una panna acida, ha origini ucraine. La carne arriva dalle ex Repubbliche Sovietiche, in cui vengono usati spiedi molto grandi. Poi, con l’apertura degli ultimi trent’anni, l’Europa la fa da padrona. In un forum che si è svolto a Perm, è emerso che qui il 50% dei ristoranti si dichiara italiano. I rimanenti sono di altre cucine, russa compresa».

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