Migranti, verso un’altra estate calda. La Caritas: «Segnali inequivocabili»
Cronaca, Territorio

Migranti, verso un’altra estate calda. La Caritas: «Segnali inequivocabili»

Sono numeri impietosamente drammatici quelli forniti ieri a Ginevra dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Dall’inizio dell’anno sono arrivati in Europa via mare 42.974 migranti e rifugiati (dati aggiornati al 19 aprile). L’85% degli sbarchi è avvenuto in Italia (36.703), che ha pure il più alto numero di morti della rotta del Mediterraneo (898) su oltre mille. Il portavoce dell’Oim in Italia, ha osservato che i 36.703 arrivi dall’inizio del 2017 superano di oltre 10.000 il numero per lo stesso periodo nel 2015 e nel 2016.

I migranti scappano da Guinea, Nigeria, Bangladesh e Costa d’Avorio. Ora, con l’arrivo della bella stagione e le tensioni internazionali dalla Siria alle altre zone calde dell’Africa, questi numeri sono destinati a crescere ancora. A Como lo spettro di una nuova estate all’insegna dell’emergenza e delle tendopoli ai giardini della stazione di San Giovanni si sta manifestando da qualche settimana. «I segnali purtroppo sono inequivocabili – spiega il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi – da giorni sono aumentati gli arrivi alla stazione di Milano», una situazione che lo scorso anno aveva preceduto di poche settimane l’emergenza comasca. «Continuiamo a monitorare la situazione, con una certa dose di preoccupazione – ammette Bernasconi – Abbiamo incontri serrati con il coordinamento. Certo, rispetto allo scorso anno la macchina organizzativa è più rodata, nulla sarebbe improvvisato ma, ripeto, la preoccupazione esiste».

Traccia uno scenario drammatico per i prossimi mesi anche Lisa Bosia Mirra, deputata socialista nel Gran Consiglio del Canton Ticino, e presidente dell’associazione Firdaus, proprio nei giorni scorsi giudicata colpevole di aver favorito l’ingresso illegale in Ticino di migranti e condannata a una pena pecuniaria complessiva di circa 10mila franchi. In un’intervista rilasciata a “Riforma” e ripresa dalla stessa parlamentare svizzera sul suo profilo Facebook, Lisa Bosia Mirra evidenzia le possibili ripercussioni su Como per la chiusura delle frontiere su tutto l’arco alpino, ovvero Svizzera e Austria.

«Il 19 aprile le autorità austriache hanno detto che puntano a chiudere il confine con l’Italia al Brennero nel caso di un afflusso straordinario di persone – spiega – La frontiera è di fatto chiusa lungo tutto l’arco alpino, a meno che non si scelga di passare per le montagne. Ci sarà probabilmente una certa pressione su Como, anche se può darsi che le autorità si organizzino per fermare i migranti prima, cioè sulla tratta Milano-Como». Al pari di Ventimiglia con la Francia, Como è diventata per i migranti una sorta di limbo, di tappa forzata, per raggiungere la Svizzera e il Nord Europa.

Paolo Annoni

22 Aprile 2017

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