Dentro la guerriglia con la macchina al collo. Il racconto per immagini del fotoreporter lariano

© Mattia Vacca © Mattia Vacca

«Per fare la differenza devi stare dentro la battaglia». Anche se la paura ti chiude la bocca dello stomaco e il fiato ti viene a mancare. Per i lacrimogeni. E i mille passi di una corsa folle tra le strade della città in fiamme.
Il fotoreporter del Corriere di Como, Mattia Vacca, racconta il suo Primo Maggio. Una giornata assolutamente straordinaria e particolare, vissuta prima tra i padiglioni di Expo e poi in mezzo alla guerriglia urbana scatenata dai Black Block a Milano. Gli irriducibili definiti, dal premier Matteo Renzi, «Teppistelli figli di papà».
La narrazione più autentica ed espressiva del fotografo comasco è, ovviamente, quella fissata negli scatti della sua Nikon. Scatti finiti sui media di tutto il mondo.
Sono fotogrammi che riflettono i colori cupi delle tute nere e il fuoco delle auto incendiate.
«Questo mestiere ti porta sempre a cercare un’inquadratura speciale, qualcosa che sia soltanto tuo. In strada, a Milano, c’erano almeno 50 fotografi. Per questo diventa prioritario stare nel mezzo dell’azione».
Anche a costo di rischiare. Perché la violenza del Black Block non è uno scherzo. «Ho preso anche un paio di bastonate – dice Mattia Vacca – ma le avevo messe in conto». Il fotografo comasco, che negli ultimi tre anni ha vinto numerosi premi e si è affermato a livello internazionale, ha quasi “sfidato” il branco.
«Quando il corteo è partito tutti noi siamo stati presi di mira e minacciati, i Black Block non vogliono assolutamente essere ripresi, sebbene siano incappucciati e coperti fino agli occhi».
Il fotoreporter lariano si è tuttavia avvicinato ben oltre la soglia di sicurezza. «Mi sono reso conto che i Black Block non sono ragazzini ma gente adulta, preparata. Persone con un addestramento paramilitare. Si muovono in modo coordinato e sanno come uscire dalle situazioni critiche».
La domanda più ovvia – perché lo fai? – riceve, forse, l’unica risposta possibile. «È il mio mestiere – dice Mattia Vacca – Non c’è un motivo particolare, nessuno di noi è un eroe o un folle. Lo fai perché vuoi che le tue foto siano viste e perché vuoi raccontare i fatti a modo tuo. Con le immagini».
Da. C.
La gallery con tutte le spettacolari immagini della follia black-block è visibile sul sito del fotografo lariano (CLICCA QUI)

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.