Cultura e spettacoli

Milano violenta, era lariano uno dei banditi della celebre rapina di via Osoppo

Cronaca nera da sfogliare
La rapina di via Osoppo a Milano fu uno dei colpi più sensazionali della storia del crimine in Italia. L’assalto al furgone portavalori della Banca Popolare di Milano del 27 febbraio 1958 è ricordato come uno dei capolavori delle rapine motorizzate. E non fu sparato nemmeno un colpo da parte dei sette uomini in tuta blu che in tre mesi, con una caccia imponente, furono tutti assicurati alla giustizia. Un fatto clamoroso che occupò per mesi le prime pagine. Indro Montanelli sul “Corriere della
Sera” interpretò così i sentimenti degli italiani: «Ufficialmente, sì, tutti scrivono e proclamano che sono contenti, anzi entusiasti del fatto che i criminali siano stati smascherati in modo da togliere a chiunque la voglia di imitarli. Ma, sotto sotto, senza osare dirlo, o dicendolo solo a bassa voce, la maggioranza tifava per i rapinatori».
Una vicenda che assume gli inevitabili contorni romantici di cui spesso si nutrono i personaggi raccontati nelle canzoni di Davide Van De Sfroos, soprattutto se uno dei protagonisti di quello che allora fu definito il «colpo del secolo», Luciano De Maria, scomparso nel dicembre 2010 a 80 anni, ha origini lacustri. Al circolo Settima Generazione di Tremezzo, paese di origine dei genitori di De Maria, oggi alle 17.45 viene presentata la sua autobiografia Vita di un bandito. All’incontro, a ingresso gratuito, saranno presenti il curatore dell’opera Nicola Erba e Luca Zioni, che ha realizzato una videointervista con De Maria. Il libro spazia dal racconto di un’infanzia sofferta tra fame e freddo a Porlezza a un’adolescenza trascorsa tra coetanei milanesi alle prese coi primi furti fino alla famosa rapina di via Osoppo, offrendo in seguito un lungo, ampio spaccato della vita nelle carceri della penisola tra gli anni ’60, ’70 e oltre. Una vita avventurosa e convulsa, De Maria è sempre indomito e capace di risollevarsi nonostante tutte le avversità, finché realizza di essere «uno dei pochi superstiti di un mondo che non c’è più, una sorta di reperto dell’epopea della malavita del Nord». Un ladro gentiluomo.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
La copertina del libro
19 Mag 2012

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