Miliziani dello Stato Islamico reclutati sul Lario. I nomi in un rapporto dei servizi segreti

isis-1Avanti e indietro dalla Siria e dai teatri di guerra dove impera la Jihad. Questo grazie a «solidi rapporti con l’Isis», costruiti anche tramite il web. Ci sarebbero due residenti nella nostra provincia – un canturino di 19 anni e un 30enne di Como – tra la quarantina di guerriglieri che lo Stato Islamico avrebbe reclutato per la chiamata alle armi. La notizia, sconvolgente, è stata riportata sull’edizione di ieri del quotidiano Repubblica, a firma del giornalista Paolo Berizzi.
Un articolo che rivela in via esclusiva alcune comunicazioni dell’intelligence della nostra penisola proprio in merito al proselitismo che sarebbe in corso nelle nostre strade, tra le nostre piazze, anche in provincia di Como.
Proprio in merito al 19enne canturino, straniero e naturalizzato, i servizi segreti (che lo avrebbero seguito e pedinato) scrivono che avrebbe «solidi rapporti con soggetti appartenenti all’organizzazione Isis, alcuni dei quali operanti sul web». E sempre il “nostro” – riporta il giornale – avrebbe «manifestato più volte l’intenzione di recarsi in Siria e di frequentare corsi di addestramento militare in Afghanistan». Molto poco si conosce invece del secondo comasco avviato alla Jihad. Si tratterebbe di una persona più grande del canturino, almeno trentenne, probabilmente ancora in Italia in attesa della “chiamata”.
Ma non sarebbero i soli. Non si esclude infatti che ce ne possano essere altri, di certo più dei due noti, probabilmente meno di dieci, tutti comunque avvicinati in questi mesi da chi ha il compito – per mandato dello Stato islamico – di raccogliere proseliti anche da noi, nelle nostre città.
E, da quanto parrebbe emergere con chiarezza dalle parole contenute nelle informative, non ci sarebbero solo naturalizzati tra gli arruolati, ma anche giovani italiani convertiti o comunque vicini all’Islam.
Per fortuna tuttavia, non tutto sarebbe nell’ombra, come pare emergere dall’articolo di ieri di Repubblica. I nostri servizi segreti non sarebbero fermi di fronte a questo proselitismo: li controllerebbero, avrebbero nomi e cognomi, ne conoscerebbero gli spostamenti e le attività, compresi gli ingressi e le uscite dai teatri di guerra.
Pare che per tener meglio monitorati gli spostamenti, abbiano anche chiesto aiuto alle forze di polizia dislocate lungo i confini degli stati nel pieno della Jihad, ovvero la Siria ma anche l’Iraq. Un lavoro oscuro ma fondamentale per combattere su questo fronte.
Non solo Como, ovviamente, e non solo Cantù. Tra le città che avrebbero fornito miliziani alla Jihad (di età compresa tra i 19 anni e i 42) ci sarebbero anche Torino, Modena, Comiso, Mantova, Milano, Venezia, Bologna. Roma, Napoli, Biella. Quasi tutti con la volontà di raggiungere il nord della Siria e imbracciare le armi nel nome di Allah e contro l’Occidente che li ha cresciuti.
Cellule spesso dormienti, che attendono solo la chiamata, oppure che sono già volate in Medio Oriente per servire le milizie di Abu Bakr al-Baghdadi, colui che avrebbe inviato in Europa cacciatori di proseliti, gli stessi che forse hanno raggiunto anche il Comasco.
Mauro Peverelli

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