Tre anni e mezzo di condanna per il maltrattamento del figlio minore. È la decisione del Collegio di Como a carico di un papà di origine tunisina, 55 anni, residente in un comune dell’Erbese. Fascicolo che in realtà era nato dalla denuncia della moglie, una italiana, che ha poi ritrattato le accuse di maltrattamenti nei suoi confronti che aveva rivolto al coniuge.
Il processo è comunque proseguito, in quanto come detto sul banco c’erano anche minacce di morte e maltrattamenti nei confronti del figlio minorenne, preso di mira anche per l’orientamento sessuale, e alla fine – nelle scorse ore – è arrivata la sentenza di condanna a 3 anni e mezzo di reclusione. Gli atti sono poi stati girati in Procura per indagare sulla moglie e sulla ritrattazione.
La vicenda risale agli anni compresi tra il 2016 e il mese di ottobre del 2019. Vessazioni che sarebbero avvenute alla presenza dei figli minori, due, dell’età rispettivamente (al momento del compimento dei fatti) di 12 e di 14 anni. Uno, in particolare, sarebbe stato preso di mira dal genitore anche per il presunto orientamento sessuale. Ma il 55enne avrebbe anche fatto pressioni perché lasciasse la scuola e andasse a lavorare.
Davanti agli occhi dei figli, andavano in scena anche i presunti maltrattamenti nei confronti della moglie. Donna che secondo il capo di imputazione, prima del cambio di rotta, aveva raccontato di non poter vedere gli amici, di non poter andare dai parenti, di non poter guidare la macchina e di non poter usare il cellulare. Questo, come detto, prima della ritrattazione che non ha evitato comunque la condanna per il marito a 3 anni e mezzo.
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