Minaccia il farmacista con un’arma, ma due passanti lo bloccano: arrestato e portato al Bassone
Cronaca

Minaccia il farmacista con un’arma, ma due passanti lo bloccano: arrestato e portato al Bassone

«Chiedeva aiuto. Gridava: “Mi stanno rapinando”. Ho guardato il mio amico e gli ho detto: “Andiamo ad aiutarlo”. Solo dopo mi sono accorto che quell’uomo era armato e che aveva una pistola».
A parlare è Anas Loukili, marocchino di 26 anni residente a Turate. È stato lui, nella serata di giovedì, in compagnia di un connazionale di 23 anni residente nel Bresciano, a sventare una rapina in corso ai danni del dipendente della farmacia comunale del paese che si stava recando in banca per depositare l’incasso della giornata, poi quantificato in 1.773 euro.
La vittima è stata avvicinata da un italiano di 44 anni, residente a Turate, con il volto nascosto da uno scaldacollo e la pistola in pugno.
Il rapinatore avrebbe fatto inginocchiare il malcapitato, ordinandogli di consegnare l’incasso. Poco lontano però camminavano i due marocchini che, alla vista di quanto stava avvenendo, al posto che voltarsi dall’altra parte e far finta di nulla, sono intervenuti.
«Non mi ero accorto che fosse armato – ha raccontato  l’operaio che risiede a Turate con la famiglia e che lavora in una ditta di Gerenzano – La pistola l’ho vista solo quando il rapinatore si è girato verso di me alzando il braccio. L’ho colpito con un pugno, il caricatore è caduto a terra. Quell’uomo ha cercato di scappare. L’ho sgambettato e il mio amico gli è saltato sopra bloccandogli le mani dietro la schiena».
I carabinieri di Turate sono arrivati poco dopo, trovando il rapinatore pronto per essere ammanettato e portato nel carcere del Bassone ad Albate a disposizione dell’autorità giudiziaria.
L’accusa nei suoi confronti (pubblico ministero Valentina Mondovì) è quella di tentata rapina aggravata e porto di arma clandestina.
La vittima del colpo stava depositando i 1.773 euro nella cassa continua della “Banca Popolare di Sondrio” in via Vittorio Emanuele all’angolo con via Volta. L’aggressione è avvenuta intorno alle 20.
L’arma non era una pistola giocattolo ma una calibro 45 con la matricola abrasa.
«È la prima volta in vita mia che vedo una pistola e pure tutti quei proiettili – ha proseguito il giovane marocchino, raccontando l’episodio ai microfoni di Etv – Non so spiegare perché io e il mio amico siamo intervenuti, è stata una cosa istintiva, abbiamo sentito chiedere aiuto e siamo partiti».
Attorno c’erano altre persone? «Sì, c’era anche altra gente. Ma io credo che non si debba avere paura di dare una mano ad una persona che è in difficoltà proprio come in questo caso».

9 novembre 2018

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Mauro

Mauro Peverelli mpeverelli@corrierecomo.it


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