Il ministro Calenda a Como: «Bisogna proseguire sul terreno degli investimenti»

Un attacco frontale a Lega e Forza Italia. E la rivendicazione di tutto il lavoro condotto negli ultimi anni. In particolare, della collaborazione con le imprese «attraverso il progetto industria 4.0».
Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha fatto tappa ieri pomeriggio a Como per un incontro elettorale organizzato da “+Europa”, uno dei 4 partiti della coalizione di centrosinistra.
Prima di rispondere alle domande della stampa e di incontrare i simpatizzanti nel salone dello Sheraton di Tavernola, il ministro si è ritagliato una buona mezz’ora con una delegazione di Confindustria della quale faceva parte, tra gli altri, pure il presidente della Camera di Commercio di Como Ambrogio Taborelli.
«Ho confermato loro la firma del decreto sulla fusione degli enti camerali su cui nessuno ha posto obiezioni», ha spiegato Calenda. Il quale, come detto, non ha risparmiato critiche al centrodestra.
«Il loro programma è inattuabile e porterebbe il Paese alla rovina», ha sintetizzato il ministro.
«Sono davvero preoccupato che il governo possa finire nelle mani di Salvini o di Berlusconi, abbiamo già dato negli anni scorsi. Le scorciatoie che propone il centrodestra sono abborracciate e molto pericolose. A noi serve proseguire sul terreno degli investimenti. L’esempio di Como è chiaro: in questi anni abbiamo lavorato sul tessile per favorire efficienza e internazionalizzazione».
Calenda ha spiegato come le riduzioni fiscali debbano avere l’obiettivo di favorire il sistema delle imprese che crea lavoro. «Quelle generalizzate proposte da Lega e Forza Italia porterebbero alla desertificazione industriale», ha aggiunto.
A chi chiedeva il perché di un sostegno aperto al movimento di Emma Bonino, il ministro ha risposto spiegando di «essere in campagna elettorale per tutto il centrosinistra». E ha ribadito l’importanza di un partito che promuove una maggiore integrazione europea. «Altro che sovranismo, noi dobbiamo piuttosto andare verso una armonizzazione fiscale europea per le imprese, una corporate tax unica che impedisca ad esempio casi di concorrenza sleale o delocalizzazioni selvagge come quella annunciata da Whirlpool».
Nessuna zona franca né scorciatoie autonomistiche, quindi. «Pensate a cosa accadrebbe se ogni Regione potesse imporre aliquote diverse. Ci faremmo concorrenza tra noi, ma non è con il dumping che si risolvono i problemi del Paese».

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