Minorenne molestata in casa. Il “branco” davanti al giudice

Como Tribunale Palazzo di giustizia

Indagini chiuse e richiesta di rinvio a giudizio depositata sul tavolo del giudice delle indagini preliminari. La Procura di Como – pm Giuseppe Rose – ha intenzione di portare a processo i tre maggiorenni che il 14 giugno 2018 si trovavano all’interno della casa di Cantù dove sarebbe andata in scena una violenza ai danni di una 16enne. Anche i due minorenni presenti nell’appartamento andranno davanti ad un giudice per le stesse contestazioni, seppur con ruoli diversi l’uno dagli altri. In questo secondo caso, il Tribunale di Minori ha fissato l’udienza per la prossima settimana. Si avvia dunque al primo importante passaggio la storia che era stata denunciata da una ragazza 16enne di Como e che faceva riferimento a un episodio avvenuto all’interno di una casa di Cantù la scorsa estate.
Secondo quanto raccontato ai carabinieri di Rebbio che effettuarono le indagini, presenti c’erano i cinque ragazzi poi indagati e quattro amiche tutte minorenni. Una di loro, in particolar modo, sarebbe stata presa di mira e molestata dal gruppo, chiusa dentro a una doccia, palpeggiata, morsicata al seno e in altre parti del corpo, sulla schiena e il polpaccio. Scena – che sarebbe anche stata ripresa con il telefonino – giunta al termine di una sorta di festa.
Le amiche, tutte minorenni, sarebbero state rinchiuse in quella casa e impossibilitate a scappare, visto che la porta era stata chiusa e la chiave tolta dalla toppa. Questo è almeno quello che era stato denunciato dalla vittima. Racconto su cui hanno poi indagato i carabinieri che hanno raccolto ulteriori elementi utili per chiedere a ben due gip (quello del tribunale di Como e quello del tribunale dei Minori di Milano) l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Le misure furono eseguite alla fine dei febbraio. In carcere al Bassone finirono i tre maggiorenni, tutti residenti a Cantù. Altri due giovani minorenni furono portati al Beccaria di Milano. Le ragazze sono italiane e amiche di quelli che poi, in un pomeriggio del 14 luglio 2018, sono diventati i loro presunti aguzzini.

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