Cultura e spettacoli

Misteri ed eresie nella Milano di Leonardo

Quando il noir incontra l’arte – Sabato alla Mondadori di Cantù e presto anche a Como il nuovo giallo storico di Carcano
Lo avevamo lasciato lo scorso anno a Cantù con il primo romanzo Gli Angeli di Lucifero, edito da Mursia, che rievoca la leggenda del “Diavolo di Porta Romana”, il Marchese Acerbi, che mandava al rogo streghe e untori all’epoca della peste manzoniana. Un libro che era un autentico atto d’amore per Milano, per Leonardo e per la squadra di basket Armani Milano di cui è tifoso (e lo sono anche i suoi personaggi). Ora torna sul luogo del delitto, nella libreria Mondadori di Cantù (città tempio
del basket diretta concorrente dell’Armani), in via Matteotti, per la presentazione di un altro romanzo tra storia e fantasy.
Stiamo parlando del giornalista meneghino Fabrizio Carcano, classe 1973, in forza alla redazione politica del quotidiano del senatùr Umberto Bossi “La Padania”.
Il clima è però cambiato, dopo 12 mesi: da poche ore la città del mobile non è più – dopo vent’anni di strapotere – in mano al Carroccio. Infatti è del centrosinistra di Claudio Bizzozero, sindaco vittorioso al ballottaggio. Ma il suo sfidante Nicola Molteni, parlamentare lumbard, sarà in prima fila sabato 26 maggio alle 18, quando, alla Mondadori di Cantù in via Matteotti 3, Carcano presenterà per la seconda volta, dopo l’anteprima di sabato scorso a Milano, il suo nuovo romanzo, il noir esoterico La tela dell’eretico (squadra che vince non si cambia: l’editore è sempre Mursia, pp. 672, 16 euro).
Sarà tutta verde Lega la presentazione: a moderare l’incontro ci sarà la giornalista Aurora Lussana, direttore di TelePadania.
«Mi hanno definito il Dan Brown di Milano, e ora allargo lo sguardo all’intera Lombardia con questo La tela dell’eretico. Ma il mio è un giallo, quelli di Brown sono thriller. C’è una bella differenza. E soprattutto i miei sono libri che dichiarano un amore profondo per Milano e la sua regione».
Carcano, un bel contendente con cui misurarsi, Dan Brown, visto che anche lei mette in scena Leonardo. E lo mette al rogo addirittura in copertina nel suo nuovo giallo. «Il precedente romanzo ha totalizzato sette ristampe e ha superato la soglia psicologica delle 10mila copie vendute – dice il giornalista-romanziere – Un botto, non me lo aspettavo. Così come non mi aspettavo il tam tam su Facebook di quanti attendevano l’uscita del secondo romanzo. Anche a Como c’è attesa: sarò alla libreria Ubik il 12 giugno alle 18».
Nel nuovo romanzo tornano in scena il commissario Bruno Ardigò e il giornalista Federico Malerba, già protagonisti de Gli Angeli di Lucifero. Lo scenario si snoda tra il XV secolo e il 2011, nella Milano che vede l’elezione di Giuliano Pisapia a sindaco. Si parte con una scia di sangue e di suicidi rituali e roghi purificatori, tutti legati dal sacro fuoco che anima chi ama l’arte. E qui emerge, perno di tutto, la figura di Leonardo, in una Milano in forte odore di eresia (quella dei Catari) e che spazia però fino ai monasteri del Garda in cui i Catari si rifugiavano, specie a Sirmione e a Desenzano. Il genio vinciano sarebbe secondo alcune tesi storiche un cataro. Ma avrebbe contraddetto l’etica “purista” dei Catari con la sua scarsa propensione all’ascesi e con la sua omosessualità. E brilla sullo sfondo l’affresco simbolo di Milano, L’ultima Cena.
«Mi permetto di dire che conosco questo dipinto meglio di Dan Brown – sottolinea Carcano – l’ho visto la prima volta quando avevo nove anni. E nel romanzo cito il vero episodio del narratore Matteo Bandello che adolescente, seminarista, vede Leonardo dipingere nel Cenacolo. L’abbinamento tra la dimensione del mistero e il mondo dell’arte è per me letteralmente elettrizzante, così come tracciare la mappa di una Milano eretica, che fu libera all’epoca di Leonardo come non lo sarebbe stata nei secoli delle dominazioni a venire: gli spagnoli, poi i francesi e poi gli austriaci avrebbero schiacciato ogni empito di libertà meneghina. Questo è scrivere gialli, per me. Anche perché da scrittore mi vedo proprio a raccontare di delitti tout court, di serial killer e omicidi. In particolare, mi ha intrigato molto nelle ricerche per questo libro (tra analisi e sintesi ci ho messo due anni) la figura di uno dei due allievi prediletti di Leonardo, Andrea Salaino, che poi diventò il suo amante. Per il vinciano divenne il figlio che non ebbe mai, ma anche una grande delusione: non riuscì a farne l’artista che avrebbe voluto. Ne venne fuori un uomo corrotto e un artista mediocre, nonostante i trent’anni passati accanto a Leonardo, il genio che ha incarnato più di ogni altro lo spirito del Rinascimento e che ha avuto a Milano un ruolo di primissimo piano. Una figura e un destino tragici, quelli del Salaino, che sono già da soli un romanzo, oltre che un fallimento umanissimo. Tutto da raccontare. Anche perché il Salaino è San Giovanni nell’Ultima Cena del 1496, e non sono il solo a dirlo».
E adesso dove andrà a parare la penna di Carcano? «Lavoro a una storia ambientata nel mondo della massoneria milanese, in cui non dovrebbe mancare il primo serial killer italiano, il meneghino ottocentesco Antonio Boggia, detto il “mostro di via Bagnera”».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Fabrizio Carcano brinda all’uscita del suo nuovo romanzo edito da Mursia La tela dell’eretico
23 maggio 2012

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