Mistero Caravaggio a Zelbio, visita lampo di Sgarbi

Il “San Girolamo” conservato nella sacrestia
C’è nientemeno che un dipinto di Caravaggio a Zelbio, conservato nella sacrestia della settecentesca chiesa parrocchiale di San Paolo Converso? Per chiarire il mistero ieri ha compiuto un blitz in paese il critico Vittorio Sgarbi, che domenica sempre a Zelbio era stato protagonista di un’affollatissima conferenza su Merisi, con oltre 600 persone ad ascoltarlo per la rassegna culturale di incontri estivi Quell’altro ramo del Lago di Como.

Vittorio Sgarbi, accompagnato dall’assessore alla Cultura di Como Sergio Gaddi, è tornato a Zelbio nel pomeriggio, dopo un tour che ieri lo ha portato a Bellagio e a Lezzeno. Il dipinto è noto alle cronache culturali come una copia (senza però il simbolo dell’Ordine di Malta) dal dipinto di Caravaggio San Girolamo scrivente, realizzato a olio su tela (117 x 157 cm) nel 1608 e conservato nell’Oratorio di San Giovanni Battista dei Cavalieri nella Concattedrale di San Giovanni, a La Valletta (Malta). Secondo quanto ha dichiarato Sgarbi al parroco, padre Armando Favero, il dipinto però «potrebbe essere autentico». «Sgarbi non ha trovato controindicazioni evidenti nell’assegnarlo a Merisi», ha detto ieri il sacerdote. Che ha aggiunto: «Il dipinto è proprietà della parrocchia di Zelbio. Per la qualità dei colori è compatibile con l’epoca di Caravaggio. È giunto in dono da un benefattore agli inizi del Novecento ed è stato restaurato dall’Accademia di Brera». Raggiunto al telefono in serata, Sgarbi non si è sbilanciato: «Forse farò una conferenza stampa», ha detto. «È un dipinto tutto da studiare», sostiene da parte sua don Andrea Straffi, responsabile dell’Ufficio Inventariazione Beni Ecclesiastici della Diocesi. Intanto la visita-lampo ieri ha radunato una piccola folla.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Sopra, Sgarbi domenica a Zelbio

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